Missione vs. auto-sacrificio: stai dando troppo come coach?

Sono sempre di più le persone che scelgono di diventare coach perché spinte da una missione di vita che le anima da dentro.

Eppure, se non si fa attenzione durante il percorso, nell'ambito del coaching è un attimo perdere di vista la propria missione e cadere nell'auto-sacrificio.

A cosa mi riferisco? In questa puntata di Shine scopri cosa intendo nello specifico e come comportarti per evitare che questo accada nella tua attività di coach.


Fare coaching: missione sì, auto-sacrificio no

Una missione di vita al servizio del mondo

Il coaching è uno strumento potente per portare trasformazione e aiutare le persone a crescere e a raggiungere i propri obiettivi. Non a caso molte donne si incamminano in questo percorso.

In particolare, c'è chi percepisce una forte chiamata interiore, un profondo senso di missione al servizio degli altri, o ancora una vocazione a portare cambiamento nel mondo.

Tuttavia, nel coaching, il rischio di confondere la propria missione con uno spirito di auto-sacrificio è alto. Soprattutto quando si è abituate a mettere in primo piano i bisogni degli altri, a discapito del proprio benessere.

La trappola? Cadere nel ruolo della salvatrice!

Può succedere, quindi, di ritrovarsi a vestire i panni della salvatrice, ovvero di colei che crede di valere solo nel momento in cui si sente utile a qualcuno o a qualcosa.

Il fatto che questo sia anche un valore sociale ben radicato nella nostra cultura di certo non aiuta. Ricordiamoci, però, che tu sei l'esempio che porti agli altri. Sei il cambiamento che vuoi portare nel mondo.

Dunque, it invito a riflettere su come stai vivendo la tua vita:

Nel frattempo, ti do appuntamento alla prossima puntata!


Se vuoi raggiungerci per parlare insieme della tua esperienza in questo campo, ti aspettiamo nel gruppo gratuito Shine su Facebook.

È ora un ambiente nuovo per splendide coach, facilitatrici di trasformazione, imprenditrici consapevoli e visionarie, co-creatrici di magie!

Se invece desideri fare del coaching il tuo mestiere o integrarlo nella tua attività, fai questo quiz lunare per iniziare a trasformare la tua vita e quella degli altri.

Confini tra coach e cliente: come stabilirli e farli rispettare

Essere coach e fare coaching è indubbiamente un mestiere straordinario, perché ti permette di aiutare tante persone ad accedere al proprio potenziale.

Cosa fare, però, quando queste persone iniziano a cercarti in ogni momento della giornata, 24/24, 7 giorni su 7 e non ti lasciano più tregua?

In questa puntata di Shine impari a stabilire i giusti confini con le tue clienti e a farli rispettare, così da preservare ciò che è prezioso: la tua salute mentale.


I confini indispensabili tra coach e cliente

La relazione coach-cliente è una co-creazione

Sebbene il desiderio di aiutare al massimo la tua cliente ti faccia onore, allo stesso tempo è necessario riconoscere l'importanza di stabilire dei confini nella vostra relazione, onde evitare di lavorare 24/7, ma non solo.

Non dimenticare che quella tra coach e cliente è una co-creazione: in quanto coach, è tua missione e cura contribuire al 50% allo sviluppo ed esito della collaborazione; il restante 50% è di responsabilità della cliente.

In altre parole, tu puoi mettere a disposizione le tue competenze e abilità di facilitazione per aiutare la tua cliente a risvegliare le proprie risorse, ma è essenziale che sia lei stessa a essere responsabile di creare i propri risultati.

Attenzione all'ego, dunque!

Non lasciare che l'ego prenda il sopravvento nel tuo lavoro di coach: va bene essere felice ed esultare per i risultati della tua cliente, ma senza prenderti carico di tutto o darti tutto il merito.

Questo è rischioso perché entreresti nel ruolo di salvatrice, rendendo la tua cliente, di riflesso, vittima della sua vita, nonché bisognosa di essere salvata da qualcuno.

Così facendo, le toglieresti il suo potere personale. Mentre un percorso di coaching realmente efficace non crea dipendenza, ma genera libertà e consente alla persona di diventare autonoma e capace di procedere anche senza la coach.

Ecco perché i confini coach-cliente sono indispensabili...

Per creare tutto ciò, è necessario definire in modo chiaro, fin dall'inizio, nel contratto di collaborazione e nel tuo modo di porti con la cliente, come si svolgerà la vostra relazione e interazione.

Ovvero:

E se, nonostante ciò, queste condizioni non dovessero venire rispettate, semplicemente ti impegni a rispettarle tu stessa in primo luogo (non rispondendo nel weekend o dopo le 18 di sera, ad esempio, anche se l'altra persona continua a scriverti).

Ricorda: non puoi controllare come gli altri si comportano, ma puoi rimanere in ascolto dei tuoi bisogni personali, onorandoli e valutando, al contempo, la specificità di ogni situazione.


la tua esperienza con i confini tra coach e cliente qual è? Anche tu stai imparando a metterli in chiaro nelle tue collaborazioni?

Se vuoi raggiungerci per parlarne insieme, ti aspettiamo a braccia aperte nel gruppo gratuito Shine – Coaching per l’Anima su Facebook.

Se invece non sei ancora coach, ma desideri integrare il coaching nella tua attività, fai questo quiz lunare per iniziare a trasformare la tua vita.

Esplora la tua essenza con il coaching, con Michela Lo Bello


Esplora la tua essenza con il coaching, con Michela Lo Bello

Come possiamo esplorare la nostra essenza?

Prima di tutto, non possiamo fingere con le emozioni! Se proviamo a reprimerle, ritorneranno da noi come un boomerang, portando con sé tutto ciò che non vogliamo o che non ci fa stare bene.

Ma se, invece, impariamo ad ascoltarle, quando le guardiamo con onestà e le accogliamo per quelle che sono, possiamo riconoscere che dietro di loro si celano dei bisogni individuali, delle richieste di guardarci dentro e coltivare la nostra serenità.

È questa la via per riconnetterci con la nostra essenza, con la parte più saggia e fiduciosa di noi stesse.

Il coaching conosce molte tecniche in grado di aiutarci a esplorare la nostra essenza, a dialogare con le emozioni, ad accoglierle e guarirle.

Nell'articolo precedente abbiamo parlato di come diventare regina della tua vita, invece, in questa intervista, parliamo di come esplorare la propria essenza con il coaching.

Lo facciamo con Michela Lo Bello, una delle splendide coach formatasi nella nostra scuola LUNA – Scuola di Coaching per l’Anima.


Benvenuta Michela!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Sono Michela, ho 40 anni e sono una coach emozionale.

Sono profondamente convinta che, se non si lavora sulle emozioni, entrando in contatto con loro, difficilmente si può avere un cambiamento concreto e duraturo.

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Ho sempre avuto dentro di me la forte voglia di aiutare le donne a comprendere che le circostanze e i pensieri limitanti possono essere cambiate, ma non avevo gli strumenti necessari per farlo.

Grazie a LUNA Scuola di Coaching per l’Anima (motivo per cui ho scelto questa scuola), adesso ho tutte le competenze per poterlo fare.

Luna è una scuola meravigliosa perché, mentre studi per diventare coach, lezione dopo lezione, inizi a lavorare su di te, portando alla luce il tuo potenziale e tutto quel fardello fatto di blocchi e pensieri limitanti che, sinceramente, non pensavo assolutamente di avere.

3. Prima di iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

Ammetto che all'inizio ero restia all'iscrizione, perché pensavo che il coach fosse solo una persona che aveva il ruolo di motivare le persone. Avevo paura di non essere capace, di non avere il potenziale e di non essere presa in considerazione.

Del resto sul web è molto facile trovare persone che si professano coach senza esserlo; quindi, mi chiedevo: "Come potrò creare fiducia nelle persone?".

Grazie ad Anh e alla scuola ho imparato chi è una coach e che cos'è il coaching. È stato un percorso meraviglioso che lezione dopo lezione mi ha dato la consapevolezza che questo è il lavoro che ho sempre voluto fare, senza saperlo.

4. In che modo aiuti le tue coachee?

Le clienti che seguo sono donne che hanno voglia di cambiare la loro vita liberandosi da blocchi e pensieri limitanti che giorno dopo giorno le costringono a vivere una vita in cui non si sentono loro stesse.

Per supportarle al meglio in questo meraviglioso percorso ho unito al coaching le fasi lunari, così da poterle aiutare ad ascoltarsi e comprendere al meglio la loro energia, i loro bisogni, e riportarle alla loro essenza ciclica e ad essere più autentiche possibili.

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

LUNA scuola di Coaching mi ha molto aiutato nel mio percorso, proprio perché il modello a cui è ispirato (come condurre una sessione di coaching) è ispirato alle fasi lunari. A tutte le persone indecise se iscriversi o no a questa meravigliosa scuola mi sento di dire: "Fatelo ad occhi chiusi!".

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

Questa scuola è meravigliosa perché ti insegna ad ascoltarti e ad ascoltare, ti fa lavorare in modo profondo su te stessa e ti dà la possibilità di fare, fin da subito, il tirocinio per mettere in pratica ciò che hai imparato. Anh e tutte le Moontutor sono persone disponibili, accoglienti e sono pronte ad aiutarti. Insomma, non sei mai lasciata da sola. LUNA è sul serio una scuola di coach per l'anima.

Puoi trovare Michela in questi canali:
– Sito: michelalobello.com
– Instagram: @mikylobello


Se anche tu vuoi esplorare la tua essenza e ti incuriosisce il coaching come strumento di crescita personale e professionale, fai questo quiz lunare per iniziare a trasformare la tua vita e quella degli altri.

E se vuoi saperne di più sul magico mondo del coaching con le carte, dai un’occhiata al corso gratuito Co-Creazione: Coaching con le Carte d’Ispirazione.

Coaching e psicoterapia: l’importanza di riconoscere il proprio campo di competenza

La professione di coach è relativamente nuova, in particolare nel contesto sociale italiano.

A riprova di ciò, la legislazione italiana non ha definito in modo univoco questo tipo di mestiere che, ad oggi, risulta ancora poco regolamentato.

Ciò non solo ha permesso a molte persone di avvalersi del titolo di coach senza avere acquisito le competenze necessarie, ma ha anche creato delle zone d’ombra che, purtroppo, delle volte sfociano in veri e propri abusi di professione.

In questo articolo ci proponiamo dunque di fare un po’ di chiarezza in merito alle differenze che intercorrono tra il ruolo di coach e quello di psicoterapeuta, traendo spunto dalle linee guida divulgate dall’International Coaching Federation (ICF), la più grande associazione professionale internazionale di coach (con oltre 70.000 membri in più di 141 nazioni). 

Coaching e psicoterapia: l’importanza di riconoscere il proprio campo di competenza
Coaching e psicoterapia: l’importanza di riconoscere il proprio campo di competenza

LUNA Scuola di Coaching per l’Anima, infatti, è un corso professionalizzante accreditato ACTP (Accredited Coach Training Program) di Livello 2 da ICF e forma professionisti nell’ambito del coaching che, una volta ottenuta la certificazione LUNA, possono richiedere una credenziale ICF (il che significa attribuire uno standard di qualità per la tua professione di coach, attestando che il tuo business segue criteri di settore elevati, come ti abbiamo raccontato in questo articolo).

Una delle principali responsabilità etiche di un coach consiste nell’essere consapevole dei limiti del proprio campo d’azione, riconoscendo quando un cliente ha bisogno di più di quello che il coaching stesso può fornire.

Questo è uno dei motivi per cui il Codice Etico di ICF sottolinea l’importanza del definire un preciso e dettagliato accordo di coaching tra coach e cliente prima di avviare questo tipo di collaborazione professionale: al di là degli aspetti legali e fiscali, l’accordo di coaching è uno strumento di fondamentale importanza per informare i clienti di ciò che può e non può essere affrontato nel coaching. 


Differenze tra coaching e psicoterapia

L'International Coaching Federation (ICF) definisce il coaching come una "collaborazione con i clienti in un processo creativo e stimolante che li ispira a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale".

All’atto pratico, ciò significa che il coaching si concentra sugli aspetti di sviluppo e diviene uno strumento di supporto nell’accompagnare le persone a evolvere ulteriormente rispetto al livello di consapevolezza e di auto-efficacia attuale.

Non si va in alcun modo ad indagare aspetti di psicopatologia, quali depressione, attacchi di panico, ansia generalizzata, PTSD o altre condizioni di questo tipo, poiché vanno oltre il campo d'azione del coaching.

Il coaching punta a massimizzare il potenziale, il che significa lavorare con coachee (ossia coloro che ricevono il coaching) in piena salute mentale, capaci di raggiungere gli obiettivi da loro prefissati in quanto custodi di tutte le risorse necessarie per raggiungere il proprio successo.

Ecco perché, fondamentalmente, il coaching lavora per obiettivi e, di conseguenza, un percorso di coaching ha in generale una durata circoscritta nel tempo.

Nella relazione di coaching, è il cliente stesso a definire il traguardo che desidera raggiungere e si avvale della figura del coach in quanto facilitatore e catalizzatore della propria trasformazione.

Certo, può accadere che il coach esplori assieme al proprio cliente dinamiche legate al suo passato, alle relazioni e alle sue emozioni, ma con un’intenzione orientata verso la crescita e la trasformazione desiderata.


Il fine del coach, infatti, non è quello di comprendere l’origine di tali dinamiche né di lavorare per risolvere o curare determinate disfunzioni e disturbi, bensì consiste nel portare il focus sul presente in virtù degli obiettivi posti per il futuro a breve e lungo termine.

Come dichiarato nel documento divulgato da ICF “Referring a Client to Therapy”, lo scopo del coaching riguarda il miglioramento di prestazioni, l'apprendimento o lo sviluppo nelle aree funzionali della propria vita, mentre la terapia affronta anche dinamiche emotive e questioni personali profonde al fine di innescare un processo di guarigione.

Inoltre, un coach è in grado di definire e rispettare il limite delle proprie competenze, riconoscendo i casi in cui il cliente possa aver bisogno di un supporto che esula dalle sue qualifiche ed esperienza.


Come indicato dal Codice Etico e dalle linee guida di ICF, nel caso in cui un coach dovesse rendersi conto che la dinamica trattata con il cliente:

è compito e dovere del coach rimandare al cliente con rispetto e delicatezza la possibilità di riferirsi a un altro tipo di professionista.

Ricorda: in quanto coach, l’autoriflessione e l’autoconsapevolezza sono strumenti importanti non solo per facilitare al meglio i nostri clienti, ma anche per riconoscere quando un problema va oltre la nostra portata e competenza.


E la tua esperienza con il coaching e psicoterapia qual è? Anche tu ti sei mai domandata o hai sentito la necessità di documentarti  in merito alle differenze che intercorrono tra il ruolo di coach e quello di psicoterapeuta?

Se vuoi scoprire di più sul meraviglioso percorso professionalizzante di LUNA Scuola di Coaching per l’Anima, clicca qui.

Se invece il coaching ti ispira parecchio, ma ti stai ancora domandando se sia davvero la strada giusta per te, clicca qui e corri subito a fare il quiz gratuito per scoprire se sei pronta a diventare coach.

Endometriosi: il mio personale viaggio di guarigione integrata

Se soffri di endometriosi o di forti dolori mestruali, è probabile che anche tu abbia ricercato compulsivamente una cura per questa condizione.

“Perché proprio a me?", "Cosa ho fatto di sbagliato?”; domande del genere mi hanno inizialmente tormentato e abbattuto, quando ho scoperto di avere a che fare con questa malattia.

Poi, qualcosa si è trasformato nel mio personale viaggio di guarigione integrata (che comprende il corpo, la mente e lo spirito). Te ne parlo proprio in questo nuovo video.


Endometriosi e guarigione integrata

1. Corpo: cambi alimentari e medicine alternative

Nel mio caso, una volta ricevuta la diagnosi di endometriosi, alla sensazione di sollievo iniziale è subito subentrato il senso di colpa verso me stessa.

Mi credevo l’unica responsabile della mia condizione, così ho iniziato ad accanirmi a trovare le terapie giuste e necessarie per la mia guarigione.

Diversi antidolorifici, cambi alimentari e medicine alternative dopo, la situazione era migliorata, ma la rabbia repressa e l’auto-criticismo erano ancora molto forti.

L’accanimento che avevo nei confronti del mio corpo e il forte desiderio di controllo contribuivano a creare così tanta sofferenza che, in breve tempo, mi portarono ad avere delle ricadute.

2. Mente: i bisogni soggiacenti e le dinamiche ricorrenti

Quando l’approccio legato al fisico non ha portato ai risultati sperati, ho capito che avrai dovuto iniziare a osservare anche ciò che era presente nella mia mente.

Attraverso la psicoterapia e il coaching ho lavorato sui miei pensieri ricorrenti e giudicanti, facendo chiarezza sui miei bisogni soggiacenti e i miei pattern di comportamento.

Questo mi ha aiutato a capire il perché fossi estremamente dura con me stessa, da dove lo avessi imparato, e a creare più consapevolezza e compassione nei miei confronti.

All’inizio non è stato facile: ero sempre stata la “brava bambina” che dà priorità ai bisogni degli altri e lavora come una matta. Pian piano, però, ho iniziato a tenere sempre più conto del mio sentire e prendermi lo spazio necessario a me stessa.

3. Spirito: la mindfulness e le tecniche energetiche

Infine, grazie al Reiki e altre pratiche di riequilibrio, sono entrata in connessione con la componente spirituale della malattia, nonché con la parte energetica di me stessa.

In particolare, attraverso la mindfulness e la meditazione, ho iniziato a percepire e a riconoscermi come qualcosa di altro rispetto al mio corpo, le mie emozioni e i miei pensieri.

Mi sono aperta alla ricerca del mio essere: un essere che va oltre le apparenze, che va oltre quello che credo di essere, che va oltre le maschere e l’identità che mi sono creata nel tempo.

Nonostante il dolore sia ancora presente, sono stati questi cambiamenti nell'approccio mentale e spirituale alla malattia che mi hanno aiutato a ridurre e attenuare la sofferenza.

La vera svolta: darsi il permesso di sentire le emozioni

Ma vuoi sapere cosa ha fatto davvero la differenza? Integrare anche la dimensione emotiva, un aspetto importante che spesso viene trascurato quando si ha che fare con l'endometriosi.

Per molto tempo ho vissuto nella mia testa, reprimendo la rabbia, la paura, la tristezza, nonché tutte quelle emozioni scomode che non mi davo il permesso di sentire nel mio corpo.

Così, ho riscoperto la mia vulnerabilità e ho capito che non ci sono emozioni belle né brutte: queste sono semplicemente segnali che si attivano per comunicarci che qualcosa sta accadendo dentro di noi.

Allora possiamo accettare che talvolta le cose non vanno come vogliamo, che non possiamo controllare tutto o tutti e che ci sono eventi che vanno oltre la nostra comprensione, ma che nel tempo possono portarci a dei risvegli e degli apprendimenti preziosi per la nostra vita.

La guarigione integrata può essere un viaggio meraviglioso.

Alla prossima puntata!


E la tua esperienza con la guarigione integrata di corpo, mente e spirito qual è? Anche tu stai vivendo o hai vissuto una situazione in cui hai sentito di dover aprirti alle emozioni e accogliere il tuo sentire?

Se vuoi raggiungerci per parlarne insieme, ti aspettiamo a braccia aperte nel gruppo gratuito Shine - Coaching per l'Anima su Facebook.

Se invece stai cercando una risorsa per creare uno spazio energetico di accoglienza e di fiducia dove favorire l'espansione della consapevolezza in te e negli altri, dai un'occhiata al corso gratuito Co-creazione.

Come diventare regina della tua vita, con Katia Caterino


Come diventare regina della tua vita, con Katia Caterino

Diventare regina della propria vita significa risvegliare il fuoco interiore e creare una sana relazione con noi stesse. E non si può parlare di una relazione vera senza coinvolgere il nostro corpo.

Il nostro corpo è l’unico che è sempre stato davvero con noi in ogni singolo momento. Ci accompagna in ogni istante della nostra vita, sostenendoci nei momenti più banali come quelli più importanti.

Ogni tanto gli abbiamo negato le cure di cui ha bisogno, quando non abbiamo ascoltato le sue richieste, quando ci siamo arrabbiate con lui. Ma in tutto questo, il nostro corpo è rimasto comunque con noi.

Infatti, occuparci del corpo è un modo più diretto per risvegliare il piacere della vita, la nostra femminilità, la sensualità. E per compiere questo viaggio possiamo affidarci ancora una volta al coaching, abbinato alle numerose tecniche corporee, come meditazioni, respirazioni e danze, ecc.

Nella precedente intervista abbiamo parlato dello spazio e dell’organizzazione, in questo articolo, invece, ti spieghiamo come diventare regina della tua vita, attraverso il coaching e le tecniche corporee.

Lo faremo con Katia Caterino, la coach formata nella nostra scuola LUNA – Scuola di Coaching per l’Anima.


Benvenuta Katia!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Ciao, sono Katia Caterino e sono una Luna Coach da poco diplomata con LUNA scuola di Coaching per l'Anima di Anh.

Il coaching, in realtà, è stato il mio ultimo approccio in questo mio viaggio iniziato da tanto tempo. In tutti questi anni, infatti, ho dedicato molta attenzione al corpo, specializzandomi nel risveglio del corpo, del piacere, del femminile, del maschile e soprattutto delle dee/donne interiori/archetipi presenti in noi, per portare armonia nella nostra vita e relazioni.

Lo scopo è quello di accompagnare le donne, attraverso il coaching, stanche di relazioni malsane, ad intermittenza, e non soddisfacenti, a risvegliare il proprio fuoco interiore per diventare regine della propria vita, creando, in primis, una relazione sana e d'amore con sé stesse.

E per questo, con il coaching, e tecniche corporee specifiche, come meditazioni, respirazioni e danze, ho creato quattro percorsi: regina della tua vita, il risveglio del piacere, il risveglio del femminile e il risveglio della coppia interna sacra, con cui accompagno le donne nel loro viaggio per diventare regine della loro vita.

Ho scelto di lavorare con il corpo perché parto dalla mia esperienza in cui non sentivo più il mio corpo, il mio piacere, la mia femminilità e la mia sensualità, e attraverso il coaching e le tecniche corporee, possiamo davvero ritornare ad essere regine della nostra vita, consapevoli del nostro potere personale e magnetismo.

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Ciò che mi ha spinto a diventare Coach e, in particolar modo, con la scuola di Anh, è stato il desiderio di facilitare le donne in una profonda trasformazione.

Accanto alle tecniche corporee era importante per me facilitare, attraverso il coaching, una trasformazione anche più emotiva, energetica e mentale, oltre che corporea, e ho sentito il desiderio di aggiungere questo approccio del Coaching di Anh, che ho sentito sin da subito molto trasformativo e potente, e che davvero poteva aiutare le donne a cambiare la loro vita.

3. Prima di iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

Prima di iniziare LUNA Scuola di Coaching per l'Anima, ho avuto diverse paure e resistenze, legate al tempo e alla parte economica, pensavo di non farcela, visto che avevo preso altri impegni.

È stato molto importante il percorso che stavo seguendo con Anh in quel momento, Alchimia dell'Anima, dove, in un esercizio durante la lezione, ho portato proprio questo mio dubbio, paure e resistenze sulla mia partecipazione alla scuola di coaching, e fare quel lavoro in quella lezione mi ha permesso di lavorare sulla fiducia in me e mi ha permesso di prendere consapevolezza che con questa fiducia potevo superare qualunque cosa e così è stato.

Nel percorso, infatti, dopo aver sciolto le mie paure, ogni cosa si è predisposta in modo tale che la parte del tempo e la parte economica non fossero più un problema.

Oggi sono felicissima di aver partecipato a LUNA con Anh e tutte le Moon Tutor, in quanto è stato un viaggio, dal punto di vista umano e professionale, che mi ha permesso di crescere tanto e di portare subito questo approccio con le coachee e, nel frattempo, con le tecniche apprese, ho potuto sviluppare meglio una mia teoria, nata qualche anno prima, con le dee della mitologia greca e di comprendere come concretamente poter sciogliere nodi relativi alla propria mappa d'amore, la quale tiene conto del proprio femminile, maschile e dee/donne interiori, chiamate anche archetipi.

E con le tecniche apprese nel percorso di coaching, possiamo sciogliere i nodi e i blocchi presenti in questa mappa, per creare una nuova mappa d'amore più funzionale per noi.

4. In che modo aiuti le tue coachee?

Le tecniche che utilizzo maggiormente sono quella della bambina interiore, la proiezione nel futuro e l'integrazione delle parti, cioè l'unione delle diverse parti in noi, quella che desidera raggiungere un obiettivo e quella parte che la blocca. Perché le nostre problematiche sono spesso collegate al conflitto tra queste due parti.

Lo scopo, infatti, del mio lavoro è portare unione in tutte le nostre parti, perché solo così possiamo davvero sentire armonia in noi e nella nostra vita.

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

Lungo il cammino, la difficoltà è stata quella di stare concentrata sulle cose da fare e da seguire.

Mi ha aiutato molto, per superare questa difficoltà, fare un riassunto delle cose principali di ogni incontro e scrivere la tecnica appresa nell'incontro, integrando gli appunti e le dimostrazioni con le dispense. Questo mi ha permesso di creare dei miei moduli molto brevi da consultare subito con le tecniche.

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

A chi desidera diventare coach consiglio di sentire nel cuore questa chiamata e di seguirla, perché quando siamo chiamate dal cuore, ogni cosa ci accompagna nel migliore dei modi.

In particolar modo consiglio LUNA Scuola di Coaching per l'Anima, perché non è stato solo un percorso, ma un viaggio nella mia anima, accompagnato da professioniste e da donne come Anh, Antonella e Jessica, molto empatiche e gentili, da cui ho appreso tanto e che mi hanno aiutata e accompagnata a trasformare la mia vita.

Ringrazio dal profondo del cuore questo percorso e ringrazio Anh e le Moon Tutor per tutti i doni fatti!

Puoi trovare Katia in questi canali:
– Sito: www.respiraesplendi.com
– Facebook: Katia Caterino  
– Instagram: @katia.caterino.lunacoach   


Se anche tu hai il desiderio di diventare regina della tua vita e ti incuriosisce il coaching come strumento di crescita personale e professionale, fai questo quiz lunare per iniziare a trasformare la tua vita e quella degli altri.

E se vuoi saperne di più sul magico mondo del coaching con le carte, dai un'occhiata al corso gratuito Co-creazione con le carte d'ispirazione.

L'ombra, custode silente del tuo potenziale

Una pratica di dialogo con l’Ombra, in occasione di Samhain

L’Ombra, custode silente del tuo potenziale

La notte in cui il velo tra i mondi si assottiglia.

Il momento in cui la fine si trasforma in un nuovo inizio, celebrando il significato più profondo del concetto di passaggio.

Samhain, ricorrenza che secondo la Ruota dell’Anno corrisponde al capodanno celtico, apre le porte al buio, all’introspezione, alla preparazione e all’attesa.

Tra la sera del 31 ottobre e il 1° novembre, si celebra così l’ultimo raccolto, esprimendo al contempo fiducia e gratitudine nei confronti di quel vuoto fertile che, nell’oscurità del ventre di Madre Terra, diverrà un giorno culla di nuova vita.

In questo tempo in cui apparentemente la Natura sembra addormentarsi, siamo chiamate a spostare l’attenzione verso il nostro universo interiore e a discendere nelle più oscure profondità del nostro essere, così da incontrare il nostro nucleo, liberarci da ciò che non ci è più utile e dunque rinascere trasformate.

In altre parole, siamo chiamate ad avvicinarci alla nostra Ombra e ad aprire con essa un dialogo privo di giudizio, bensì colmo di amorevolezza e accettazione.

Custodendo al suo interno tutte quelle parti, quegli atteggiamenti o, più in generale, quelle caratteristiche che non ci piacciono, a un primo sguardo l’Ombra potrebbe sembrare qualcosa di negativo e da cui rifuggire.

Eppure, è riconoscendo e accogliendo con gentilezza ciò che l’Ombra ha da raccontarci, che una vera e propria trasformazione interiore può manifestarsi, permettendoci così di riappropriarci del nostro immenso potenziale e di farlo risplendere appieno.

Instaurare un dialogo con questa parte di noi potrebbe sembrarci difficile o magari spaventarci. Ecco perché strumenti come il coaching o l’auto-coaching possono rivelarsi davvero utili per approcciare a un morbido processo di integrazione dell’Ombra.

A tal proposito, le carte Magia Interiore, stimolando l’intuito ed essendo quindi un potente supporto per connetterci alla nostra saggezza interiore, sono un valido alleato per esplorare il potenziale nascosto di ciò che “non ci piace”.


Coaching con le carte d’ispirazione: la magia della consapevolezza

Spesso siamo portati ad associare al concetto di “lettura delle carte” un’accezione di tipo esoterica.

Pratiche come la predizione del futuro o, più in generale, correlate alla divinazionesono generalmente ricondotte a questo tipo di strumento.

Certo, le carte possono essere usate anche a questi scopi.

Ma non solo! Esiste infatti un mondo in cui l’utilizzo delle carte non ha nulla a che vedere con la stregoneria o l’esoterismo. Questo mondo è quello della crescita personale.

Dal punto di vista della tua evoluzione interiore, le carte d’ispirazione altro non sono che uno strumento affascinante e alternativo per attivare la parte più creativa e immaginativa del cervello, ossia quella legata all’intuito e addetta alla memoria, alle sensazioni e alle emozioni.

Unendo immagini evocative e domande potenti, le carte di ispirazione dialogano con creatività e intuito per esplorare dinamiche e situazioni in cui l’analisi razionale e logica risulta bloccata, proprio come descritto in questo articolo.

In altri termini, le carte di ispirazione si rivelano di supporto e di aiuto per indagare da un altro punto di vista il nostro universo interiore, dandoci quindi la possibilità di raggiungere nuove e importanti consapevolezze, utili per la nostra crescita ed evoluzione personale.

Ed è proprio qui che si rivela la magia: le risposte arrivano da dentro di noi.

Esistono i più svariati modi per utilizzare questo meraviglioso strumento (se non sai da dove partire, puoi leggere l’articolo “Carte d’ispirazione: 3 cose da sapere per usarle in modo efficace”).

Di seguito ti proponiamo una pratica volta a instaurare un dialogo con l’Ombra.

Quando ciò che non ti piace diventa una chiave d’accesso al tuo potenziale

Scegli un posto tranquillo nel quale ti senti a tuo agio per passare del tempo con te stessa: l’importante è che tu possa sentirti libera di stare in ascolto e di accogliere ciò che emergerà.

Scorri le carte del mazzo Magia Interiore (o, se ne hai la possibilità, posizionale tutte per terra) e scegli consapevolmente l’immagine che ti piace di meno.

In questa pratica, quindi, non ti affiderai a un’estrazione “casuale”, ma sarai tu stessa a selezionare la carta che più ti infastidisce.

Magia Interiore - Vittima

Supponiamo, per esempio, che tu abbia scelto la carta riportata in foto (Vittima).

Osserva l’immagine, ricordando che non esistono risposte giuste o sbagliate, ma semplicemente il tuo sentire:

Nel caso della carta della Vittima, per esempio, potresti provare dispiacere per la rottura di quell’uovo, che magari qualcuno ha fatto cadere per terra a causa di un gesto distratto.

Immagina di poter modificare l’immagine che stai osservando:

Magari ti piacerebbe raccogliere i cocci di quel guscio d’uovo e riporli nel terriccio delle piante del tuo balcone, così da regalare loro un fertilizzante naturale che le faccia crescere robuste.

Soffermati sul cambiamento che hai appena immaginato di apportare alla carta e mettiti in ascolto:

Quello che sembrava qualcosa di definitivo e irreparabile (la rottura dell’uovo) si è trasformato in un nuovo inizio. Anzi, in un catalizzatore di vita, di crescita e abbondanza.

Il messaggio che potrebbe derivare da questa nuova visione potrebbe essere un messaggio di fiducia e di speranza: “Non esistono fallimenti, ma solo esperienze da cui posso trarre un’occasione di trasformazione.”

Incredibile, non è vero?

Se vuoi condividere la tua lettura con noi, raggiungici sul profilo Instagram di Magia Interiore.

Ti aspettiamo!

Come ritrovare la motivazione se il tuo business ha perso l'Anima

Che tu abbia appena avviato la tua attività di coaching o faccia il coach da diversi anni, ti sarai già imbattuta in strategie di marketing, obiettivi di fatturato, ROI, funnel da implementare e via dicendo.

Se tutto questo, ormai, è diventato il tuo pane quotidiano e ti sembra che all’interno del tuo business tu stia pian piano perdendo l’Anima, dai un'occhiata a questo video!

Ti parlo di come ritrovare la via per tornare a casa dalla tua essenza e, soprattutto, come continuare a fare business in allineamento con chi sei davvero e ciò che senti dentro.


Fare business sì, ma con l'Anima

Il rovescio della "medaglia da coach"

Sono diversi i motivi per cui una persona si sente chiamata a diventare coach. Qui, ad esempio, avevamo elencato le 5 ragioni più comuni di chi intraprende questo (meraviglioso) percorso, ricordi?

C'è chi è spinto dal desiderio di trasformare la propria vita e aiutare gli altri a realizzare i propri obiettivi. E c'è chi magari, in un momento di svolta personale e professionale, capisce di voler vivere in maniera autentica a sé.

Fin qui, tutto bene. Finché, una volta che si diventa coach in proprio, non ci si ritrova a dover imparare anche a fare marketing, strutturare i propri servizi e crescere l'attività attraverso corsi e proposte varie.

D'altronde, non si tratta di un hobby qualunque. Sebbene non sia tutto, anche il fatturato è importante quando si avvia un'attività che vogliamo ci sostenga economicamente, no?

Fare business sì, ma con l'Anima

Ecco che, quando si entra nel mondo del business, ad un certo punto, lungo il percorso, può capitare di "perdere la bussola" tra le varie cose da fare, perdendo di vista ciò che ti aveva motivato in partenza.

Tuttavia, fare business, in realtà, non è solo strategia, ROI e fatturato. È anche questione di creare e mantenere viva un'entità dinamica che rispecchi i tuoi valori e la visione di ciò che vuoi portare nel mondo.

Perciò è necessario darti il permesso di fare spazio per sentire cosa la tua Anima ha da dirti e conoscere quello che ti fa battere il cuore, ponendoti, ad esempio, queste due "semplici" ma potenti domande:

Ricorda: un business non può essere qualcosa di statico, anch'esso è un'entità con un'Anima che viene nutrita da te e da tutto ciò che le infondi, giorno dopo giorno.

Alla prossima puntata!


E la tua esperienza con il fare business per la tua attività di coaching qual è? Anche tu stai vivendo o hai vissuto un periodo in cui sentivi di perdere la tua Anima tra le cose da fare?

Se vuoi raggiungerci per parlarne insieme, ti aspettiamo a braccia aperte nel gruppo gratuito Shine - Coaching per l'Anima su Facebook.

Se invece stai cercando una risorsa per creare uno spazio energetico di accoglienza e di fiducia dove favorire l'espansione della consapevolezza in te e negli altri, dai un'occhiata al corso gratuito Co-creazione.

Fare spazio dentro e fuori con il coaching, con Laura Realbuto


Fare spazio dentro e fuori con il coaching, con Laura Realbuto

Organizzazione e crescita personale sono due compagne d’avventura che viaggiano tenendosi per mano. E aggiungendo anche un tocco di semplicità, allora sì che possiamo far brillare e risuonare l’essenza di ciascuna di noi.

La semplicità può essere coltivata ogni giorno, permettendoci di godere dello spazio e del tempo della nostra vita in modo sano e genuino, come un seme che ha bisogno di cura e dedizione per germogliare e regalare alla terra buoni frutti.

Allora, perché non iniziare a riscoprire il valore di ciò che ci circonda nel proprio spazio domestico?

Focalizzandoci sulla nostra casa e sui nostri spazi, possiamo imparare quanto sia importante e forte il potere curativo e trasformativo di questo “contenitore”.

Poi, se alle tecniche del decluttering e dell’organizzazione, aggiungiamo anche gli strumenti del coaching, il risultato può essere davvero sorprendente!

L’intervista precedente, è stata tutta centrata sui temi legati alla mindfulness e consapevolezza, in questo post, invece, ti spieghiamo come fare spazio dentro e fuori con il coaching e l’organizzazione.

Lo faremo con Laura Realbuto, la coach formata nella nostra scuola LUNA – Scuola di Coaching per l’Anima.


Benvenuta Laura!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Mi chiamo Laura e sono una Coltivatrice di Semplicità.

Nella vita mi occupo di accompagnare le donne a riappropriarsi del proprio tempo e a riscoprire il valore di ciò che le circonda nel proprio spazio domestico, utilizzando le tecniche del decluttering, l'organizzazione e gli strumenti del coaching.

Mi definisco Coltivatrice di Semplicità perché credo che le cose semplici amplifichino il valore di ciò che abbiamo intorno a noi, aiutando a riempire di significato profondo il nostro spazio e di conseguenza anche il nostro tempo.

Organizzazione e crescita personale sono due compagne d’avventura che viaggiano tenendosi per mano. Ecco perché credo che la semplicità abbia il dono di far brillare e risuonare l’essenza di ciascuna di noi.

Dal 2018 sono una professional organizer associata senior Apoi (Associazione Professional Organizers Italia). Il mio ambito di specializzazione è quello domestico. Ho sempre avuto un rapporto simbiotico con la mia casa e con i miei spazi e con il tempo ho imparato su me stessa quanto sia importante e potente il potere curativo e trasformativo di questo “contenitore”.

Questo mi ha spinta nel tempo ad approfondire sempre di più la tematica psicologica e simbolica legata alla casa, e successivamente ad integrare queste conoscenze con le tecniche del coaching per l’anima, al fine aiutare in maniera più completa e profonda le donne che decidono di affidarsi a me.

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Per rispondere a questa domanda racconterò un aneddoto che è stato rilevante nella decisione di intraprendere il percorso di formazione che mi ha portata a diventare una coach certificata.

Nel dicembre del 2019, sono stata contattata da una splendida donna che aveva la necessità di mettere ordine nel suo armadio. Tra noi c’è stato fin da subito una buona energia e dopo una chiacchierata e il sopralluogo degli spazi da riorganizzare, abbiamo iniziato il nostro percorso di decluttering e riordino.

La cliente possedeva moltissimi vestiti, troppi rispetto allo spazio che aveva a disposizione, e lo stato di confusione e disordine era diventato per lei ingestibile. L’ho aiutata così a fare un programma a più sessioni, in ciascuna delle quali ci si dedicava ad una parte specifica dell’armadio e ad una categoria di abiti.

Le prime sessioni sono andate abbastanza bene, senza particolari resistenze, e la cliente era ben disposta a lasciare andare gli indumenti che non utilizzava più, con consapevolezza e serenità.

Le sessioni si svolgevano in maniera sempre uguale: in genere, io mi occupavo di svuotare totalmente la zona dell’armadio oggetto della sessione, e la cliente si occupava di distribuire gli abiti sul letto. Dopo questa operazione aiutavo e supportavo la cliente nel fare le scelte sui capi da tenere e quelli da lasciare andare.

Capitò un giorno che la cliente vedendo la montagna di abiti che popolava il suo letto, ebbe un cedimento emotivo. Io cercai di mantenere la calma e di non farle percepire la mia preoccupazione cercando di tranquillizzarla come meglio potevo, ma mentre tornavo a casa mi chiedevo se l’avevo veramente aiutata a capire perché in quel momento si sentiva così. Forse avrei potuto fare qualcosa di diverso per non farle provare più quelle emozioni di disagio, paura e disorientamento?

Ecco, questa esperienza mi ha fatto capire che non esiste organizzazione senza crescita, e non esiste crescita senza organizzazione.

Riordinare una stanza o un armadio non si può ridurre al “mettere a posto i vestiti o gli oggetti”, ma al suo interno c’è molto di più. In primis, c’è una persona con un’anima che occupa quello spazio, uno spazio intriso di storia, pensieri, emozioni e percezioni uniche.

È proprio questa esperienza che mi ha spinta a intraprendere il percorso di formazione per diventare coach, per supportare meglio le donne a prendersi cura della propria casa, in particolar modo per aiutarle a prendere consapevolezza di ciò che la casa rappresenta per loro, fruttando il potere trasformativo e simbolico che rappresenta.

3. Prima di iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

La paura del fallimento è sempre stato un cruccio per me. Fin da bambina ho avuto la tendenza a primeggiare. Se da un lato questa paura mi ha spinta ad ottenere sempre ottimi risultati nello studio e nel lavoro, dall’altra in molte occasioni non mi ha permesso di godere del viaggio per raggiungere gli obbiettivi che mi prefiggevo.

Fare un lavoro profondo su di me, attraverso la psicoterapia e il coaching, mi ha permesso di capire le motivazioni soggiacenti allo sviluppo delle mie dinamiche interiori e comportamentali. Inoltre, nel tempo ho compreso che sbagliare, non raggiungere un obbiettivo nei tempi prefissati oppure raggiungere un risultato diverso da quello sperato, non fa di me una fallita.

Dissociare i miei comportamenti da ciò che sono nell’anima è stata per me la chiave di svolta per capirmi meglio e per accettarmi con amore e compassione così come sono, indipendentemente dai risultati che ottengo.

Ho capito che le cadute, gli errori e i fallimenti sono solo tappe del nostro percorso di apprendimento, indispensabili per la crescita evolutiva.

Quando questa paura riemerge, cerco di canalizzarla, di tornare al mio centro ricordandomi chi sono davvero.

4. In che modo aiuti le tue coachee?

Cerco sempre di creare uno spazio simbolico accogliente in cui la cliente possa sentirsi pienamente a suo agio e libera di esprimersi.

Cerco di portare l’attenzione sullo spazio interiore della coachee e sulle sue emozioni. Credo che l’esplorazione delle emozioni attraverso la visualizzazione sia un ottimo strumento per aiutare la coachee a prendere contatto con il proprio spazio interiore e per rendere questo spazio un ecosistema più equilibrato.

Una volta creato il proprio spazio interiore, supporto la coachee ad occuparsi dello spazio esteriore, ovvero quello che la circonda, iniziando a piccoli e semplici passi, ad esempio un cassetto o un’anta dell’armadio.

In genere durante questa fase emergono delle resistenze o delle convinzioni, in questi casi facilito la coachee, utilizzando i metamodelli o altre tecniche di coaching, in base alle esigenze che il momento richiede.

La filosofia che accompagna i miei percorsi di coaching è quella che occuparsi della propria casa è un modo diverso per occuparsi di sé stessi. Indirettamente nella persona emergono profonde e nuove consapevolezze.

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

Un ostacolo che è venuto a bussare spesso alla mia porta durante questo periodo di formazione è stata la paura di non essere abbastanza per poter esercitare questa professione, e che prima di avere la facoltà di aiutare le persone fosse necessario liberarsi dei propri problemi interiori.

Fortunatamente durante tutto il periodo di formazione in LUNA Scuola di Coaching per l’Anima, si ha l’occasione di fare moltissimo lavoro su sé stessi. Il cerchio di sorellanza che si è creato nella scuola mi ha aiutata a ridefinire le mie convinzioni imparando che la perfezione non esiste e che il coaching si impara soprattutto esercitandolo con amore, passione e costanza.

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

Ho scoperto il grande potere dell’intuito grazie a LUNA Scuola di Coaching per l’Anima. Prima credevo fossero delle vocine nella mia testa e per un sacco di tempo le ho ignorate (mannaggia a me!!). Ora consiglio vivamente di non farlo.

Se quella vocina sta suggerendo che è l’ora di intraprendere questo percorso, vuol dire che è proprio così.

Diventare coach è un viaggio meraviglioso, fatto di alti e bassi non lo nego, ma che sicuramente vale la pena di vivere.

Puoi trovare Laura in questi canali:
– Sito: www.laurarealbuto.com
– Facebook: LauraRealbutoPO
– Instagram: @laura.realbuto
– Mail: info@laurarealbuto.com


Se anche tu ti trovi in fase di riflessione, senti il bisogno di trovare più consapevolezza nella tua vita e ti incuriosisce il coaching come strumento di crescita personale e professionale, fai questo quiz per iniziare a trasformare la tua vita e quella degli altri.

E se vuoi saperne di più sul magico mondo del coaching con le carte, dai un'occhiata al nuovo corso gratuito Co-Creazione: Coaching con le Carte d'Ispirazione.