Integrare il coaching dell'Anima nel proprio lavoro: si può?

Integrare il coaching dell'Anima nel proprio lavoro: si può?

Molte delle persone che si imbattono nel coaching durante il loro percorso personale e professionale spesso se lo chiedono: “Ma il coaching può essere utile anche a me che, di base, faccio un lavoro completamente diverso?”.

Tra di loro c’è chi svolge già altre professioni di aiuto, sostegno e accompagnamento alla persona e desidera apprendere nuovi strumenti; oppure chi lavora in ambiti di tutt’altro genere e non intende diventare coach, bensì vuole integrare delle competenze per aiutare i propri clienti in modo più profondo.

La risposta a questa perplessità è, dunque, tutt’altro che univoca. Ogni caso è a sé, perciò resta con noi: in questo blog post esploriamo insieme la questione, così che anche tu possa capire se la magia del coaching dell’Anima faccia o meno al caso tuo.


Il coaching va bene per chiunque…

O meglio, il coaching dell’Anima va bene per chiunque lavora “a contatto”, 1-1, con le persone e vuole imparare a facilitare nell’altro la riscoperta e la conoscenza di sé e delle risposte al suo interno, attraverso l’esplorazione di pensieri, emozioni e Anima.

Molte allieve di LUNA hanno integrato il coaching dell’Anima nella loro professione, poiché si impara un modo di interagire e di comunicare che aiuta il cliente ad accedere al suo potenziale nascosto, a valorizzarlo e a lavorare sui propri blocchi interiori.

Questo si può impiegare in ogni tipo di lavoro che ha a che fare con un altro essere umano, specialmente gli strumenti che si apprendono nel programma di Certificazione di Coach LUNA (CCL), i quali sono trasversali e adattabili a qualsiasi nicchia o situazione specifica.

Un esempio “particolare”?

Nel web design, ad esempio, attraverso il coaching dell’Anima si può lavorare con i clienti creando un percorso che li aiuti a capire nel profondo che cosa vogliono comunicare agli altri, che tipo di messaggio vogliono trasmettere e come mai è così importante per loro, quali emozioni desiderano suscitare nel lettore e via dicendo.

In particolare, può servire per supportare l’altro a superare la paura di esprimere se stesso, a superare la sindrome dell’impostore, così come accompagnarlo a conoscere ciò che è veramente (come persona e come professionista), affinché venga rappresentata a pieno la sua Essenza.

Anche la creazione di un sito web, o più in generale tutto ciò che rientra nell’ambito “business” (marketing, strategia, branding, copywriting, ecc.), tocca la parte emotiva della persona: le chiede di esporsi e mostrarsi, e questo può far sorgere dubbi, confusione, auto-critica, giudizi, timori, conflitti interni su cui si lavora molto bene con il coaching dell’Anima.

E ancora…

Un altro contesto è quello della fotografia. Spesso si pensa che il fotografo sia una figura che sta dietro le quinte e che il suo unico compito sia quello di fare delle belle foto. Invece, con il coaching dell’Anima è possibile unire l’aspetto più artistico di questa professione con modalità di facilitazione che aiutano il cliente a conoscersi, a portare alla luce lo stile di foto che desidera, le sensazioni che vuole immortalare in ogni scatto e così via.

Si possono quindi creare dei percorsi per valorizzare la persona e aiutarla ad arrivare “pronta” al servizio fotografico, portandola, per esempio, a conoscere meglio le parti nascoste di sé e gli archetipi che la abitano, ad allentare le barriere della razionalità che bloccano l’immaginazione, così che riesca a tirare fuori la sua forma più autentica e a mostrarsi con sicurezza.

Lo stesso può avvenire nell’ambito del personal training. Invece di limitarsi a un lavoro prettamente focalizzato sull’aspetto esteriore e sull’allenamento del fisico, si può utilizzare il coaching dell’Anima per aiutare la persona ad esplorare i blocchi, spesso di tipo emotivo, che le impediscono di raggiungere il benessere corporeo desiderato.

Integrare, senza snaturare!

Le professioni che gravitano attorno al coaching dell’Anima sono quindi numerose, appunto perché gli strumenti acquisiti non sono legati ad un unico contesto o expertise, bensì vanno a lavorare su come l’essere umano pensa (mente), sente (emozioni/corpo) e vive la sua identità (spiritualità).

L’importante, durante la formazione per diventare coach dell’Anima, è sperimentare il coaching ed esplorare le tecniche per individuare quelle più in linea con sé, più efficaci nel proprio ambito, senza snaturarsi o snaturare la propria attività, ma costruendo qualcosa di integrale e unico.

Il coaching dell’Anima, di fatto, è un metodo flessibile che si adatta al coach e al cliente. È un percorso che attiva le risorse di cui il professionista ha bisogno per sostenere, competentemente ed efficacemente, il processo di facilitazione con gli altri e co-creare relazioni potenzianti su tutti i fronti.


Il coaching ti sta chiamando? Allora dai un'occhiata alla Certificazione di Coach LUNA (CCL), un percorso professionalizzante completo, accreditato ACTP/Livello 2 (Accredited Coach Traning Program) dalla Federazione Internazionale di Coaching (ICF).

La forza trasformatrice dello Yoga e del coaching, con Giulia Panzeri


La forza trasformatrice dello Yoga e del coaching, con Giulia Panzeri

Lo Yoga non è solamente un'attività che comprende un movimento di tipo fisico. In questa pratica è presente qualcosa di molto più profondo e antico: una forte componente spirituale.

Praticare questa disciplina nel silenzio è qualcosa che riesce a regalarci maggiore consapevolezza del corpo e, allo stesso tempo, ci supporta nella conoscenza e nell’accettazione di noi stesse.

Lo Yoga è una filosofia di vita. Per chi lo insegna può diventare una vera missione, che permette di accompagnare le persone verso la loro Essenza, per scoprire i propri bisogni autentici.

Senza dubbio, non è un percorso sempre agevole, sia per chi lo intraprende sia per chi lo facilita. In questo caso il coaching può rendere questo processo ancora più intenso.

Grazie alla combinazione dei due approcci, quello yogico e quello del coaching, può nascere un canale funzionale ed efficiente per creare spazio per il cambiamento.

Nell'intervista precedente abbiamo parlato del manifestare la dea dentro di te, mentre in questo blog post ti raccontiamo della forza trasformatrice dello yoga e del coaching.

Lo facciamo con Giulia Panzeri, la coach formata nella nostra scuola LUNA – Scuola di Coaching per l’Anima.


Benvenuta Giulia!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Sono Giulia e ho un intimo e accogliente studio di Yoga a Lugano in cui insegno Vinyasa, Yin e yoga prenatale. All’attività di insegnante di Yoga ho affiancato quella di coach grazie alla Scuola di Coaching per l’Anima di Anh.

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Ho da subito concepito l’insegnamento dello Yoga come un accompagnamento delle persone verso la loro essenza, verso sé stesse, verso casa.

Il coaching mi permette di rendere più profondo e intenso questo accompagnarle alla scoperta dei loro desideri e bisogni profondi.

Credo che dalla combinazione dei due approcci, quello yogico e quello del coaching, possa nascere una via funzionale ed efficiente per creare spazio per il cambiamento; è per questo che in futuro offrirò anche l’opzione di affiancare alle classiche sessioni di coaching delle altre in cui lavoreremo sui temi emersi con e nel corpo.

3. Prima di iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

Avevo già adocchiato le edizioni della scuola anni prima di decidermi a frequentarla; allora pensavo di essere troppo giovane per essere coach e di ‘non saperne abbastanza’, e poi volevo concentrarmi sullo Yoga.

Con il passare del tempo è cresciuta la mia comprensione di cosa fosse davvero il coaching e anche la fiducia che ho nei miei mezzi (grazie anche e soprattutto alla mia esperienza come insegnante di Yoga), quindi poi iscrivermi è stato abbastanza semplice.

4. In che modo aiuti le tue coachee?

Il mio approccio è lo stesso che uso per le mie lezioni; è estremamente importante che la persona che ho davanti si senta a suo agio, senza pressioni esterne e che capisca che verrà accolta nella sua interezza.

È nella creazione di uno spazio non giudicante in cui la cliente può viversi e esprimersi appieno che risiede, secondo me, il potere e la forza trasformatrice dello Yoga e del coaching.

In ogni mia lezione e in ogni mia sessione voglio che passi il messaggio ‘sei abbastanza così come sei’. Sono molto affezionata alle pratiche di ascolto delle emozioni ispirate alla tecnica RAIN di Tara Brach, (e in generale al suo approccio alla spiritualità) e devo dire che, nonostante sia partita in salita per me che lavoro molto più facilmente con le parole che con le immagini, mi sto convincendo sempre di più della potenzialità del lavoro con le carte.

Poi mi piacciono moltissimo la tecnica di integrazione delle parti e quella della posizione percettiva dell’io futuro.

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

Mi è capitato di farmi sopraffare dalla grandezza della questione portata dalla coachee, soprattutto quando non avevamo ancora affrontato la questione obiettivo della sessione.

In alcuni casi, specialmente all’inizio, poi sempre meno, mi ha presa la paura di non sapere come aiutare la persona; poi ho imparato che più che un aiutarla è un supportarla, un farle spazio, un tenerla.

Mi è anche capitato di assecondare la cliente invece che farle notare che stavamo girando intorno al vero nodo per paura di essere direttiva o, ancora peggio, di ferirla. Ho superato quest’ultimo timore chiedendomi quale fosse la cosa da fare per il bene della cliente.

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

Di lasciarsi sorprendere da questa magnifica esperienza, e di non avere fretta nel volersi sentire a proprio agio nel ruolo di coach; le cose cambiano, una sessione alla volta, un percorso alla volta.

Di mettere in conto che è prima di tutto un percorso di crescita personale, e quindi ci saranno delle chiamate al risveglio che saranno un po’ degli schiaffi in faccia, ma che finché c’è la disponibilità e il coraggio di mettersi in gioco e a cambiare prospettiva tutto funziona.

Puoi trovare Giulia in questi canali:
– YouTube: Yoging Giulia  
– Facebook: Yoging Giulia
– Instagram: @yogingiulia


Se anche a te piace aiutare gli altri e ti piacerebbe conoscere il coaching come strumento di crescita personale e professionale, fai questo quiz per iniziare a trasformare la tua vita e quella degli altri.

E se vuoi saperne di più sul magico mondo del coaching con le carte, dai un'occhiata al nuovo corso gratuito Co-Creazione: Coaching con le Carte d'Ispirazione.

Manifestare la Dea dentro di te, con Giui Russo


Manifestare la Dea dentro di te, con Giui Russo

Tutte noi abbiamo un grande potenziale, ma non sempre riusciamo a sfruttarlo appieno. Ci focalizziamo di più su ciò che ci manca, ciò che vorremmo essere o avere, e questa percezione di mancanza riguarda in modo particolare il nostro aspetto esteriore.

Quante volte ti è capitato di guardarti allo specchio e pensare “Ma quanto sono bella!”? Immagino non tante. Il rapporto con il proprio corpo, il mostrarsi, la visibilità, il non-piacersi, spesso ha radici molto più profonde che conducono al proprio mondo interiore.

E lo conferma anche Giui Russo, coach formatasi nella nostra Scuola di Coaching - LUNA, che si occupa di fotografia sciamanica e quotidianamente ha a che fare con donne che desiderano fortemente ritornare a splendere, riconquistando il loro potere e manifestando il loro potenziale.

Nell’articolo precedente ti abbiamo spiegato quanto sia importante non smettere mai di formarsi nella vita, mentre in questa intervista approfondiamo l’utilizzo del coaching per visualizzare e manifestare la dea che si muove dentro di te grazie alla fotografia.


Benvenuta Giui!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Sono Giui e aiuto le donne a manifestare la dea dentro di loro grazie alla fotografia.

Mi piace chiamare questo approccio “fotografia sciamanica”, perché prima e durante il servizio fotografico accompagno chi ho di fronte a recuperare la propria anima.

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Lavorando con le donne e la loro immagine mi sono resa conto di come il rapporto con il mostrarsi, la visibilità, il non piacersi nelle fotografie, avesse spesso radici più profonde e il lavoro con le clienti precedente al servizio fotografico, è diventato per me sempre più appassionante e affascinante.

Ho intuito che poteva essere una grande risorsa per fare la differenza e far sì che l’esperienza di un servizio fotografico con me diventasse qualcosa di trasformativo per l’anima.

Ho sentito quindi l’esigenza di apprendere strumenti che mi permettessero di aiutare di più le mie clienti. Il coaching proposto dalla scuola LUNA mi è sembrato il percorso perfetto per fare questo.

3. Prima di iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

Le mie resistenze iniziali erano che, lo dico fuori dai denti: non ho mai apprezzato il coaching! Lo vedevo come qualcosa di freddo, tutto dedito alla performance e al pensiero positivo.

Inoltre, fotografia e coaching mi sembravano due mondi con nulla in comune, non conoscevo professioniste che li utilizzassero insieme, e avevo paura che proporre un’idea del genere potesse non essere compresa dalle mie clienti.

Allora mi sono informata bene sulla scuola, ho seguito Anh e letto molti dei suoi contenuti, in cui ho ritrovato tante affinità di pensiero. Il mio intuito mi ha suggerito che fosse l’esperienza giusta e non ha sbagliato!

Per quanto riguarda le paure di non essere compresa dalle mie clienti, e le ho superate proprio…con il coaching! Grazie alle supervisioni di Anh e alle ore di pratica con le mie compagne ho capito che il fatto che la mia proposta fosse nuova e unica non era una fragilità, ma proprio il suo vero punto di forza.

4. In che modo aiuti le tue coachee?

Sicuramente non si esce da una mia sessione senza l’aver chiuso gli occhi almeno una volta.

Probabilmente, per deformazione professionale e per la mia pratica spirituale, utilizzo molte tecniche in cui si invita la coachee a visualizzare, che siano le proprie emozioni o se stesse nel presente e nel futuro.

Credo che l’immagine, aiutare le mie clienti ad immaginare e immaginarsi, sia una delle mie metodologie preferite.

Credo che, come coach, questo processo si possa agevolare facilmente con la propria presenza che ci permette di creare uno spazio sacro, in cui chi abbiamo di fronte sente di poter lasciarsi andare e di allentare le barriere della razionalità che bloccano le porte della percezione, e formulando domande che aiutano la coachee a tenere il filo e a esplorare aspetti che fino ad ora ignorava.

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

L’ostacolo, se così vogliamo chiamarlo, è stato il dover lavorare su me stessa.

Ogni tema che abbiamo affrontato a lezione è stato un pretesto per lavorare su di me, il che ha richiesto molta energia, più di quella che ognuna di noi si aspetta sia necessaria per affrontare un percorso di studi classico.

Credo però che, in realtà, gli ostacoli siano sempre occasioni e così è stato! La scuola di coaching mi ha permesso di fare un profondo percorso di consapevolezza, che è il tesoro più grande che mi porto a casa.

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

Consiglio di chiudere gli occhi. Di stare in silenzio e sentire cosa succede, a livello del proprio cuore. Di trasformare quella sensazione in una visione, un’immagine, che può aiutarci a comprendere perché vogliamo farlo e tornare a quell’immagine ogni volta che il percorso ci sembra fitto di ostacoli.

Puoi trovare Giui in questi canali:
– Sito: www.giui.it    
– Facebook: Giui
– Instagram: @giui.it  


Se anche tu ti trovi in fase di riflessione, senti il bisogno di trovare l’ispirazione nella tua vita e ti incuriosisce il coaching come strumento di crescita personale e professionale, fai questo quiz per iniziare a trasformare la tua vita e quella degli altri.

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Le 3 dimensioni esplorate nel Coaching dell'Anima

Le 3 dimensioni esplorate nel Coaching dell'Anima

Per quanto ci piacerebbe credere di essere macchine pensanti che occasionalmente si emozionano, in realtà siamo esseri emotivi che, in aggiunta, pensano. In particolare, proviamo emozioni, sensazioni, percezioni che spesso vanno oltre la sola comprensione logica che contraddistingue la nostra specie.

Inoltre, abbiamo un corpo materiale, ma siamo anche caratterizzati da un lato "animico". Se andiamo oltre chi siamo, cosa pensiamo e cosa proviamo, ci rendiamo conto che dentro di noi c’è qualcosa di molto più profondo, qualcosa che è arrivato su questo mondo in maniera del tutto pura: la nostra Anima.

Ecco perché un percorso di coaching può considerarsi davvero completo quando non si lavora solo sulla mente, ma viene integrato anche il corpo, nonché l’aspetto spirituale del nostro Essere. Solo attraverso un approccio olistico, quindi onnicomprensivo, si può accogliere tutto quello che la persona è e co-creare una reale trasformazione.

Se anche tu sei interessata a capire meglio cosa significa fare coaching, nello specifico dell’Anima, resta con noi. In questo blog post ti diamo un piccolo assaggio delle tre dimensioni che vengono esplorate dalla coach e la coachee durante un percorso di questo genere. Iniziamo!


La Mente

Sono tanti i meccanismi che avvengono all’interno della mente umana. In poche parole, attraverso i nostri cinque sensi riusciamo a percepire la realtà attorno a noi, ma non solo. Anche i nostri valori e tutto ciò che crediamo essere vero su noi stessi, gli altri e l’universo, i nostri pensieri e le nostre convinzioni, influenzano il nostro modo di dare significato alla realtà.

Ciò vuol dire che alle informazioni raccolte ed elaborate dalla mente, nonché alle percezioni del mondo esterno, noi assegniamo un significato soggettivo e personale. Infine, ciò che vediamo, sentiamo e percepiamo va a determinare anche il nostro stato emotivo, il nostro comportamento e la nostra fisiologia.

Tutto questo avviene in ogni essere umano: i pensieri creati nella nostra mente influenzano le emozioni che proviamo. Allo stesso modo, le emozioni provate influenzano e rafforzano determinati pensieri che, se pensati ripetutamente, diventano sempre più parte della percezione di noi stesse e della nostra identità.

Tra i nostri pensieri troviamo, ad esempio, quelle che vengono definite “convinzioni limitanti”. Esse si formano molto spesso a partire dall’infanzia durante il normale processo di apprendimento, e costituiscono le credenze che impediscono, limitano e ostacolano la nostra capacità individuale di raggiungere i risultati che desideriamo.

Nel Coaching dell’Anima, a questa categoria di pensieri corrispondono determinati strumenti con cui lavorare per aiutare la cliente a sbloccarsi e raggiungere l’obiettivo prefissato. In questo caso, a seconda della questione portata dalla coachee, la coach la aiuterà a riconoscere le sue convinzioni limitanti, mettere in discussione la loro veridicità e trasformarle sostituendole con nuove convinzioni più utili per superare i suoi ostacoli.

Il Corpo

Oltre alla dimensione mentale, in quanto esseri umani esistiamo in un contesto materiale: siamo infatti dotati di un corpo fisico avente dei bisogni da soddisfare. Perciò, quando si crede di dover prediligere lo sviluppo della mente sopra tutto il resto, si rischia di perdere il contatto con il corpo, con le sensazioni corporee e con le emozioni.

Per creare una condizione di equilibrio dentro e fuori di noi è importante prendere consapevolezza del proprio corpo e diventare responsabili di gestire l’energia in movimento al suo interno. Il corpo, infatti, registra delle memorie, custodisce dei messaggi importanti per noi, che ci comunica attraverso le nostre sensazioni ed emozioni.

Quando percepiamo un’emozione, la sentiamo nel corpo. Quell’emozione è per noi un indicatore. Eppure, troppo spesso tendiamo a ignorare questi segnali. Ascoltiamo solo le emozioni che ci piacciono e reprimiamo quelle spiacevoli. Queste, però, se represse, si annidano nel corpo e, con il passare del tempo, possono aggravarsi e manifestarsi anche attraverso sintomi fisici.

In realtà, tutte le emozioni sono importanti, poiché vengono scatenate per dei motivi ben precisi e con lo scopo di comunicare con la nostra consapevolezza. Inoltre, dietro di loro si celano dei bisogni individuali, delle richieste da parte della nostra parte più sensibile e autentica.

Se questi indizi su quello di cui abbiamo bisogno non vengono ascoltati e accolti, generalmente l’emozione si intensifica, bloccandoci e impedendoci di passare all’azione, o peggio ancora. Per evitare che questo accada, il compito della coach è quindi quello di aiutare la cliente a riconoscere la presenza delle emozioni e ascoltarle, cogliendo ciò su cui è importante che lei porti la sua attenzione.

Dunque, nel Coaching dell’Anima, quando non è sufficiente lavorare a livello di pensieri e sono presenti dei blocchi interiori che mantengono la coachee in una situazione dolorosa o di stallo, si vanno ad esplorare le sensazioni corporee e le emozioni in gioco. Per farlo, si crea uno spazio sicuro e protetto dove la persona può entrare in profonda connessione con il suo corpo fisico ed esprimere tutto ciò che prova, senza giudizio e senza sentirsi di dover cambiare le sue percezioni.

L'Anima

Trattandosi di un aspetto che ognuno di noi può percepire a modo suo, non misurabile o verificabile in maniera assoluta per sua stessa natura, il primo passo per capire meglio il concetto di Anima consiste nel distinguerla dall’Ego, vale a dire una sorta di costrutto che creiamo nel corso della nostra vita per definirci; la nostra identità o, ancora, personalità. 

Potremmo quindi immaginare che l’Anima incarni tutto ciò che si trova al di là di questo “costrutto”. È una dimensione di consapevolezza più profonda, intangibile e non definibile, che ognuno di noi ha dentro di sé. È quella parte più saggia di ciascuno di noi, in grado di riconoscere con curiosità e accogliere l’Ego in tutte le sfaccettature, comprendendo che si è formato ed evoluto nel tempo per poter far fronte alla vita.

Anche se l’Ego ci porta a commettere degli errori, a giudicare o a entrare in dinamiche e comportamenti malsani, l’Anima lo rassicura, ne vede debolezze e fragilità, consapevole che siamo molto di più di tutto ciò. Perciò, lo scopo di alcune delle pratiche utilizzate nel Coaching dell’Anima è proprio quello di osservare le proprie emozioni, convinzioni, maschere, modalità di essere e agire senza giudizio, dal punto di vista dell’Anima.

Solo osservando con neutralità questi meccanismi, da una posizione di Amore, è possibile accettarli e cogliere la loro peculiarità, la loro bellezza e il loro motivo di essere, così da poterli integrare ed evolvere. In questo modo la coachee può intraprendere un viaggio per accedere alla sua Anima, al fine di sciogliere certe sue convinzioni radicate che le impediscono di raggiungere l’obiettivo desiderato, riconnettendosi con la sua saggezza interiore.

Stimolando nella coachee questa consapevolezza, possiamo quindi supportarla a superare i meccanismi correlati alla personalità che si è creata nel tempo per riconnettersi alla sua Anima. In questo modo, può crearsi un equilibrio tra la dimensione più terrena della nostra esistenza (il corpo, i pensieri e le emozioni) e questo aspetto più profondo dell’Essere.


In sostanza, nel Coaching dell’Anima viene indagata la dimensione mentale, tanto quanto quella di percezione corporea e dialogo con le emozioni, fino ad arrivare a osservare le dinamiche che interessano l’Ego e infine portare l’esplorazione a un livello più profondo, al di là degli aspetti di carattere puramente cognitivo, per entrare sempre più in contatto con la consapevolezza profonda della propria Anima.

Se tutto questo ti affascina, scopri se il coaching è la strada giusta per te svolgendo gratuitamente il LUNA quiz. Oppure puoi addentrarti nel mondo dell’Anima facendo la conoscenza di un metodo creativo e intuitivo per facilitare il cambiamento in te stessa e negli altri: il corso gratuito Co-creazione con le Carte d’Ispirazione.

Formarsi nel coaching per evolvere nella vita, con Frida Pagan

Formarsi nel coaching per evolvere nella vita, con Frida Pagan

Formarsi nel coaching per evolvere nella vita, con Frida Pagan

Per chi spesso convive con un grande senso di insicurezza, la formazione, oltre a offrire nuovi strumenti di conoscenza, può essere un modo per accettarsi ed evolvere verso una crescita personale, professionale e (perché no?) spirituale.

Il percorso per diventare coach ne è un ottimo esempio: significa compiere un viaggio in cui mettersi in discussione, guardarsi dentro e prendere sempre più consapevolezza di sé per crescere come persona ed essere di supporto e utilità anche agli altri.

Nel precedente blog post abbiamo approfondito il valore della lentezza nel quotidiano, mentre in questa intervista affrontiamo l’importanza del coaching nel processo formativo con Frida Pagan, la coach formata nella nostra scuola LUNA – Scuola di Coaching per l’Anima.


Benvenuta Frida!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Ciao, sono Frida e mi piace pensarmi come una persona in evoluzione.

Mi piace formarmi e sperimentare nuove tecniche volte tutte alla scoperta e alla conoscenza interiore, per (ri)attivare la comunicazione profonda col proprio cuore, per un’espressione autentica e radicata di sé. Questo coinvolge il coaching e il sound healing.

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Sicuramente questa mia ricerca interiore, questo bisogno di crescere e prendere consapevolezza di me, ma non solo… lo studio dell’arpaterapia, ma anche il mio lavoro come ricercatrice qualitativa, mi hanno portata a voler avere maggior chiarezza su come si fa coaching ed acquisire strumenti pratici per riattivare il grandissimo potere che c’è dentro di noi, che non sempre ci riconosciamo.

La pandemia ha fatto il resto, perché mi sono trovata faccia a faccia con tutto quello che non mi piaceva più e con il fatto che non riuscivo più a sentire la mia voce interiore. In quel momento, prima è arrivato il percorso di coaching Forgia il Tuo Destino e poi LUNA Scuola di Coaching per l’Anima.

3. Prima di iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

Inizialmente temevo che l’azienda per cui lavoravo non mi concedesse possibilità di partecipare al corso, che si svolgeva in orario d’ufficio, ma avevo molta fiducia che sarei riuscita a farcela, e così è stato.

Poi, una volta iniziato il corso, beh, ho deciso di buttarmi, non volevo farmi bloccare dalla paura e alla prima occasione mi sono offerta per la prima demo… che paura, ma che meraviglia scoprire quanta magia si crea nella sessione!

4. In che modo aiuti le tue coachee?

Innanzitutto, mi piace creare una relazione di fiducia, mettere bene in chiaro che lo spazio della sessione è sacro, un luogo in cui sentirsi accolti ed accogliere, senza giudizio, tutto quello che arriva, uno spazio sicuro nel processo di contatto di sé. E su questo punto LUNA Scuola di Coaching per l’Anima ha dato molta attenzione, conquistandomi subito.

Rispetto alle tecniche di coaching:

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

Ci sono stati tanti momenti, soprattutto nelle prime sessioni, in cui temevo di non capire quale fosse la vera questione su cui lavorare con le coachee, o di non riuscire a supportare la persona a centrare il proprio obiettivo.

La pratica è stata di grande aiuto, ma anche accettare il fatto che, a volte, basta osare un po’ di più, non fermarsi a quello che sembra ovvio, non assecondare sempre la direzione che sta prendendo la coachee, perché può essere una difesa per non affrontare il vero blocco, perché è lì che avviene il cambiamento. Ed è bellissimo vedere come si trasforma l’energia della persona quando si riesce a fare quel piccolo passo in più.

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

Di partire da sé, perché il percorso per diventare coach implica il fatto di lavorare tanto su di sé (è un percorso che continua ogni giorno e ad ogni sessione), bisogna essere disposte a guardarsi dentro e ad accogliere quello che arriva con tanto amore e un po’ di coraggio.

E poi, buttarsi, buttarsi, buttarsi!

Frida Pagan Coach LUNA Scuola di Coaching

Puoi trovare Frida qui:
- Instagram: @frida_fenice


Se anche tu sei in fase di riflessione, senti il bisogno di evolvere e ti incuriosisce il coaching come strumento di crescita personale e professionale, fai questo quiz per iniziare a trasformare la tua vita e quella degli altri.

E se vuoi saperne di più sul magico mondo del coaching con le carte, dai un'occhiata al nuovissimo corso gratuito Co-Creazione: Coaching con le Carte d'Ispirazione.

Il valore della lentezza nel quotidiano, con Valentina Vico

Il valore della lentezza nel quotidiano, con Valentina Vico

Il valore della lentezza nel quotidiano, con Valentina Vico

“Vorrei avere più tempo", "Vorrei che la giornata avesse 36 ore”, quante volte abbiamo pronunciato simili frasi? Parlare di lentezza nel nostro mondo moderno, che viaggia sempre più velocemente, sembra quasi fuori luogo.

Molte persone si sentono costantemente sopraffatte dalla quotidianità e impotenti di fronte agli eventi. Tutto questo non fa altro che aumentare la nostra sensazione di affanno, di confusione e persino di paura e smarrimento.

Certo, è utile impegnarsi e darsi da fare per realizzare i propri obiettivi... ma quando l’attaccamento al risultato e la corsa al Fare impedisce di creare lo spazio per l’Essere, si rischia di finire in un vortice che ci allontana sempre di più dalla nostra Anima.

Invece, riconnettersi al proprio tempo interiore permette di manifestare al meglio la propria vera Essenza. Il coaching, ad esempio, è uno strumento valido per portare lentezza e consapevolezza nella vita, poiché offre la possibilità di radicarsi al proprio centro più profondo e intimo.

Nella precedente intervista, abbiamo parlato del valore dell’ascolto profondo per fare chiarezza su ciò che desideriamo, mentre in questo blog post affrontiamo l’importanza del coaching per portare il dono della lentezza nella tua vita.

Lo faremo con Valentina Vico, la coach formata nella nostra scuola LUNA – Scuola di Coaching per l’Anima.


Benvenuta Valentina!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Mi chiamo Valentina e nel mio lavoro mi definisco Sciamana della Lentezza, metafora di colei che accoglie, ascolta, sana e trasforma.

Attraverso il mio lavoro aiuto le donne ad integrare la lentezza nel quotidiano per dare valore al tempo dell’essere, oltre a quello del fare, così da poter rinascere pienamente se stesse. Credo che nella lentezza (intesa come atteggiamento mentale, in primis) risieda il potere di autodeterminazione di ciascuna di noi.

Mi ispiro alla figura della Sciamana, un archetipo che simboleggia il legame con la sacralità della Natura e con la danza ciclica delle stagioni, che sa fondersi con le forze e le energie degli elementi, che esplora il visibile e l’invisibile oltre la separazione fra la materia e lo spirito, fra il dentro ed il fuori, fra il sopra ed il sotto.

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Ho deciso di diventare coach perché sentivo la necessità di aumentare il bagaglio dei miei strumenti nei percorsi di accompagnamento che svolgo. Strumenti che potessero permettere alle donne di concretizzare e manifestare anche all’esterno quella trasformazione messa in atto nelle profondità del tempo interiore.

3. Prima di iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

Prima di iniziare la scuola la mia più grande resistenza era quella di essere quarantenne e mamma di tre figli. Temevo di non avere abbastanza background professionale per stare al passo con le altre, né un’adeguata freschezza di apprendimento. Insomma, pensavo di essere un po’ in ritardo… troppo lenta (che paradosso, per me!).

Ho superato queste paure in due modi: focalizzandomi sul mio perché, sulla mia visione, sulla mia Leggenda Personale; affidandomi ad Anh, che per me è sempre stata un esempio di non giudizio e di accoglienza. Lei ha saputo sin da subito mettere in luce il valore aggiunto che ciascuna di noi rappresentava per il gruppo.

4. In che modo aiuti le tue coachee?

Aiuto le mie coachee accompagnandole alla scoperta del loro Tempo Interiore, cioè della loro essenza più pura ed autentica, affinché possano vivere una vita che le rappresenti, al loro ritmo.

Attraverso domande potenti, visualizzazioni, pratiche di respirazione consapevole, letture oracolari intuitive e quelli che chiamo rituali di lentezza, le donne che si affidano a me si spogliano gradualmente di tutto ciò che non corrisponde alla loro anima, restando nude e fiere con il loro Essere.

Il mio approccio si basa sull’ascolto e sul mettere in luce il potenziale, la bellezza, i talenti e l’unicità delle donne che si affidano a me. Dedico particolare spazio al mondo delle emozioni e delle percezioni corporee, mi pongo come co-creatrice e non come risolutrice.

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

Gli ostacoli che ho trovato sul mio percorso di coach sono legati ad alcune convinzioni limitanti.

Tipo: una brava coach deve avere uno studio tutto suo; una coach può ispirare affidabilità solo se si veste/presenta in certo modo; io sono troppo selvatica e slow living per avere un’attività di successo.

Ho smantellato queste convinzioni proprio grazie alla formazione in LUNA Scuola di Coaching per l’Anima. Un percorso di studio che davvero è riuscito a trasformare ogni mio demone in mio migliore alleato.

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

A chi desidera diventare coach consiglio di mettersi a nudo per sperimentare in prima persona le tecniche trasformative di coaching che andrà via via imparando.

Consiglio di vedere il percorso di formazione soprattutto come un viaggio alla scoperta di sé, come un processo di evoluzione personale prima ancora che professionale.

Valentina Vico Coach LUNA Scuola di Coaching

Puoi trovare Valentina in questi canali:
- Sito: valentinavico.it  
- Instagram: @valentina.vico  


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I 4 stati di consapevolezza in una sessione di coaching

I 4 stati di consapevolezza in una sessione di coaching

Tutte le volte in cui ci rapportiamo con qualcuno possono innescarsi particolari dinamiche. Anche durante una sessione di coaching accade lo stesso. La coach e la coachee si muovono tra cosiddetti “stati di consapevolezza” e, a seconda dello stato in cui la coachee si trova, la sua percezione degli eventi di vita cambia. Di conseguenza, cambiano anche le sue emozioni, azioni e risultati. 

Secondo Michael Bernard Beckwith si possono identificare quattro stati di consapevolezza. Affinando la propria capacità di fare un passo indietro e osservare senza giudizio, è possibile riconoscere le dinamiche che interessano ciascuno di essi, divenendo semplicemente spettatrici di quello che c’è, così che sia la coach che la coachee possano venirsi incontro e lavorare insieme per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato.

Scopriamo allora più nel dettaglio le caratteristiche di questi quattro stati di consapevolezza durante una sessione di coaching, partendo dall’importante presupposto che non esiste uno stato di consapevolezza migliore dell’altro e ponendo attenzione al fatto che - nuovamente - non è solo la coachee, ma anche la coach, a oscillare da uno stato all’altro nel corso della loro interazione.


1. La Vittima: “Perché è successo proprio a me?”

Quello da cui la maggior parte delle persone parte nel proprio percorso di vita è solitamente lo stato di consapevolezza della Vittima. Questa dimensione, in forme più o meno evidenti, spesso interessa le persone che scelgono d'intraprendere un percorso di coaching. D’altronde, il motivo per cui si affidano a un coach risiede proprio nel fatto che desiderano attuare un cambiamento, ma non riescono a farlo in autonomia.

Per intenderci, in questo stato si tende a credere che la vita accada “a me” e che si è appunto vittime delle circostanze esterne. Quindi ci si fa prendere da critiche e lamentele, si vuole avere ragione a tutti i costi, si punta il dito verso il colpevole di turno, così da proiettare all’esterno la propria frustrazione. Si diventa persone in balia degli eventi, senza potere e senza capacità di risolvere le cose. In particolare, chi si identifica fortemente con questo ruolo, continua a volerlo interpretare, togliendosi la possibilità di cambiare. 

Bisogna comunque riconoscere che può capitare di attraversare dei momenti in cui ci sembra che le cose accadano tutte a noi. In questi casi, in quanto coach, è importante accogliere con compassione e senza giudizio questo tipo di dinamica che interessa la coachee, la quale può darsi il permesso di sentire ed esprimere le sue emozioni per riprendere in mano la situazione. Il contributo del coach consiste proprio nel supportare la coachee affinché possa "passare al livello successivo" e diventare leader di se stessa.

2. Il Leader di sé: “Cosa posso creare grazie a questa situazione?”

Si diventa Leader di se stessi quando ci si rende conto che si può decidere come rispondere alle circostanze esterne, si diventa più aperti e curiosi di capire e si sente il desiderio di agire per cambiare la propria situazione, nonché ci si prende totale responsabilità di ciò che accade nella propria vita. In altre parole, si inizia a credere che la realtà accada “da me”, cioè siamo noi stessi a crearla.

Attenzione, però, che prendersi la propria responsabilità non vuol dire prendersi la colpa, criticarsi e diventare carnefici di se stessi quando le cose non vanno esattamente come si desidera, ad esempio. Vuol dire vedere i problemi come opportunità per imparare qualcosa, per rivendicare il proprio potere personale e definire i propri bisogni e desideri, con amore, compassione e accettazione nei propri confronti.

Nonostante la presenza e lo sviluppo di uno spiccato senso di responsabilità di chi è coinvolto da queste dinamiche, questo stato di consapevolezza (come tutti gli altri) custodisce in sé anche degli aspetti di ombra. Chi diventa Leader di sé rischia di sentirsi onnipotente e non concepire l'abbandono del controllo. A tal proposito, il compito della coach è stimolare l’evoluzione della coachee integrando il terzo stato di consapevolezza: la Co-creazione.

3. La Co-creazione: “Cosa vuole manifestarsi attraverso di me?”

Il passaggio successivo è quello della Co-creazione, ovvero quello stato in cui, dopo aver imparato a essere responsabile della propria vita e a creare la propria realtà, alla persona viene chiesto di andare oltre, di non essere più la sola che gestisce la situazione e di accettare che c’è qualcosa di più grande, qualcosa che va oltre la propria comprensione mentale che entra in gioco.

L’evoluzione nello stato di Co-creazione è un processo davvero sfidante per ognuno di noi, in quanto richiede un atto di resa e di fiducia in ciò che può accadere, abbracciando al contempo l’idea di perdere il controllo e la propria identità. Vale a dire che emerge la consapevolezza che la propria zona di potere è, in verità, limitata, la propria visione di sé cambia e si diventa veicoli attraverso cui ciò che deve accadere può manifestarsi nelle sue infinite possibilità, in collaborazione con le energie universali.

Nel coaching, quindi, la coach può lasciare andare il “bisogno” consapevole di dimostrare le sue competenze o di sentirsi in grado di essere d’utilità alla cliente e, attraverso la sua presenza piena, abbandona la necessità di sapere in anticipo dove la sessione condurrà. Al tempo stesso, la cliente si sente vista e riconosciuta per ciò che è, nella sua interezza ed essenza. Può dunque lasciare andare eventuali maschere o aspettative sociali, per esprimersi liberamente e danzare assieme alla coach, seguendo il flusso energetico del momento.

4. L’Unione: Non ci sono domande, solo consapevolezza.

Trattandosi di uno stato che principalmente interessa la sfera spirituale e l’accettazione totale di ciò che è, nella dimensione umana siamo in grado di provare lo stato di consapevolezza dell’Unione in modo limitato. È una sorta di risveglio o d'illuminazione per cui l’Ego cessa di esistere e non c’è più separazione, ma tutto fluisce ed è perfetto così com’è. Si diventa una cosa sola con la vita e non c’è più nulla da risolvere, perché c’è bellezza anche nelle difficoltà e nei problemi.

Chiaramente questa non è la meta a cui si deve arrivare, è semplicemente una delle possibili dimensioni in cui la nostra consapevolezza può evolvere. Il nostro Ego e la nostra personalità in qualche modo ci servono su questo mondo, e il giudizio diventa una capacità di discernimento che ci è utile nelle nostre vite, perché altrimenti si rischia di cadere in preda a tutto e a tutti e, magari, lasciare andare anche ciò che in realtà non si vuole lasciare andare.

Nel coaching dell’Anima, infatti, sia che si tratti di una dinamica personale che riguarda la coach o che ci si riferisca a una situazione che la coachee condivide nella sessione di coaching, ci si focalizza principalmente nel facilitare il passaggio tra i primi tre livelli di consapevolezza. Per fluire dallo stato di Vittima a quello di Leader di sé bisogna facilitare la presa di responsabilità; per effettuare il passaggio allo stato di Co-creazione è fondamentale mettere in pratica un atto di resa; e in conclusione, per percepire il senso di Unione tra coach e coachee è necessario il totale annichilimento dell’identità, come menzionato sopra.

Un esempio: il tema del denaro

Mettiamo il caso che, rispetto al denaro, una coachee si trovi in uno stato di Vittima e che si stia rapportando a esso con la convinzione che la quantità di soldi presenti nella sua vita sia totalmente fuori dal suo controllo. Se non ha abbastanza soldi, darà quindi la colpa ad altri (il datore di lavoro, il capo cattivo, lo Stato, la società, i ricchi, ecc.) e aspetterà che siano gli altri a cambiare, lamentandosi e criticandoli di continuo.

Viceversa, una coachee che agisce da uno stato di Leader di se stessa, di fronte alla medesima situazione, si rimboccherà le maniche per far sì che la sua situazione finanziaria possa cambiare, dandosi da fare per ottenere i soldi di cui ha bisogno (ad esempio può decidere di chiedere un aumento, apprendere nuove competenze, cambiare lavoro, aumentare la percezione del proprio valore, avviare un’attività imprenditoriale, creare iniziative per raccogliere fondi, ecc.).

Quando una coachee abbraccia lo stato di Co-creazione, invece, trova finalmente un equilibrio fra l’agire attivamente per raggiungere i suoi obiettivi finanziari e l’aprirsi a ricevere l’abbondanza che l’Universo ha in serbo per lei, senza più alcun attaccamento al risultato finale. Coltiva una sensazione completa di fiducia e diventa come un magnete che attrae a sé situazioni e occasioni che portano soldi nella sua vita.


Ora, rifletti sulla questione. In quali di questi quattro stati senti di situarti in questo momento della tua vita e come mai? In quali circostanze, nello specifico, senti di agire/reagire da uno stato di Vittima? In quali occasioni hai sperimentato lo stato di Leader di te stessa? In quali situazioni hai agito da uno stato di Co-creazione? Ti è già capitato di percepire lo stato dell’Unione? Come è successo? Che cosa hai provato?

Usare le carte d’ispirazione, nel caso non lo sapessi, è un modo innovativo e intuitivo per muoversi verso la dimensione di Co-creazione e sbloccare situazioni di stallo. Uno degli utilizzi del mazzo di Carte Magia Interiore e del Corso di Certificazione (accreditato da ICF), ad esempio, è proprio quello di facilitare questo tipo di evoluzione anche durante una sessione di coaching. Ti invito a darci un’occhiata.

Il tema di questo articolo prende spunto dalla trattazione di Jim Dethmer (coach, speaker e autore specializzato nella leadership) e da Michael Bernard Beckwith (autore e speaker specializzato in tematiche spirituali).

Fare chiarezza su ciò che desideriamo veramente, con Fabiola Vasta

Fare chiarezza su ciò che desideriamo veramente, con Fabiola Vasta

Fare chiarezza su ciò che desideriamo veramente, con Fabiola Vasta

La cosa è semplice: l’Universo non può darci qualcosa che non sappiamo nemmeno di volere. Perciò fare chiarezza su ciò che desideriamo veramente è il primo passo per attirare l’energia di cui abbiamo bisogno per manifestare i nostri sogni.⁠

Ci sono infinite possibilità a disposizione e noi abbiamo il potere di manifestare tutto ciò che desideriamo.⁠ Eppure, con tutte le possibilità di ciò che potremmo vivere, la sfida diventa scegliere quello che veramente vogliamo, per poi aprirci a riceverlo.

Talvolta, puoi capitare di entrare in uno stato di malessere, proprio perché non riusciamo a fare chiarezza dentro di noi. Possiamo sentire delle emozioni che non riusciamo a spiegare, oppure nulla di ciò che facciamo ci offre quel senso di appagamento che desideriamo.

Per superare questi stati di malessere, il coaching è uno strumento molto potente e offre una miriade di possibilità per trovare e attivare le risorse che sono già dentro di noi e che servono per fare uscire il nostro potenziale nascosto.

La buona notizia è che sempre più donne sperimentano il coaching e imparano a connettersi profondamente alla loro Anima, diventando più consapevoli e compassionevoli nei confronti degli altri e verso loro stesse, ed esprimendo appieno la loro essenza più pura.

In una delle nostre ultime interviste, ti abbiamo “illuminato “con la magia del Tarot Coaching. Invece, in questo articolo, ti mostriamo come si può usare il coaching per fare chiarezza su ciò che desideriamo veramente.

Lo faremo con Fabiola Vasta, la coach formata nella nostra scuola LUNA – Scuola di Coaching per l’Anima.


Benvenuta Fabiola!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Mi chiamo Fabiola e non amo dare una definizione unica di chi sono, piuttosto potrei dire che sono tante cose racchiuse in una sola anima!

Lavoro in un'agenzia di comunicazione e marketing, in parole semplici sono il ponte tra il cliente e l'agenzia, sono un’artista, mi cimento nella creazione di quadri astratti, sono la creatrice delle Carte Quantiche, uno strumento per l'empowerment femminile e risvegliare il proprio intuito, e da poco sono diventata coach!

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Da diversi anni ho intrapreso un percorso di crescita personale; ricordo bene che all'epoca avevo 21 anni, ero appena tornata da un anno in Germania ed ero sul letto della mia camera. Avevo un malessere dentro che non riuscivo a spiegare, nulla di ciò che facevo mi appagava, nulla mi rendeva felice e ho iniziato a chiedermi chi fossi, cosa volessi veramente.

Ecco, a distanza di 6 anni da quel momento, la motivazione che mi ha spinta a diventare coach è che attraverso un percorso del genere la prima persona che si mette in discussione e si guarda dentro sono io. Adesso ho la piena consapevolezza di quanto tutto parta da dentro di noi ed è questo cambio di prospettiva che voglio portare nelle persone.

3. Prima d'iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

Prima di iniziare il corso avevo paura di non farcela, di non essere all'altezza, di non riuscire a guardarmi davvero dentro…poi è successo tutto “naturalmente”; LUNA Scuola di Coaching è una scuola di vita, ti mette alla prova, ti sfida, ti mette davanti alla tua realtà dandoti la scelta di guardarla o meno.

Attraverso la fiducia, l'amore verso me stessa, l'ascolto attivo delle persone che hanno fatto con me questo percorso, la condivisione, lo spazio sicuro che si crea, ho avuto il coraggio di guardarmi dentro, attraversare tempeste di paure e superarle.

4. In che modo aiuti le tue coachee?

L'ascolto è stato lo strumento principale per me, la chiave di volta nel mio percorso: quindi, prima di qualsiasi tecnica, personalmente credo che il miglior modo per aiutare le mie coachee sia l’ascolto attivo, la presenza e lo spazio protetto che andiamo a creare.

In base alle esigenze della cliente e all'energia che si viene a creare in sessione scegliamo insieme come muoverci: la tecnica della linea del tempo, del modello dell'eroe, delle emozioni riportate nel corpo sono quelle più frequenti, offrono la possibilità di fare un grande salto!

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

L'ostacolo più grande per quanto riguarda l'essere coach era proprio la paura di non essere abbastanza capace, di non riuscire a gestire una sessione, di non riuscire a portare la persona al suo obiettivo.

In realtà, ho scoperto che queste sono appunto paure e convinzioni che partono da me e, nel momento della realizzazione, le mie sessioni sono diventate molto più fluide e piacevoli.

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

Il mio consiglio per chi vuole intraprendere questo percorso è quello di avere prima di tutto il coraggio di guardarsi dentro e di ricordarsi sempre che sia il coach sia il coachee sono Persone e che di base hanno sempre il bisogno di essere ascoltati e accolti!

Fabiola Vasta Coach LUNA Scuola di Coaching

Puoi trovare Fabiola in questi canali:
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Se anche tu sei in una fase di riflessione, senti di avere bisogno di trovare chiarezza nella tua vita e ti incuriosisce il coaching come strumento di crescita personale e professionale, fai questo utile quiz per iniziare a trasformare la tua vita e quella degli altri.

Serve una certificazione per diventare coach?

Serve una certificazione per diventare coach?

“Serve una certificazione per diventare coach?” è una delle domande che va per la maggiore tra le persone interessate al coaching. Anche io, quando mi stavo approcciando al settore, mi sono trovata di fronte a questo grande interrogativo.

Se ti trovi qui probabilmente è perché anche tu vuoi investire in te stessa e nel tuo futuro, e vuoi farlo come si deve. In questo articolo scopriamo insieme se è davvero necessario ottenere una certificazione per fare coaching e, in caso affermativo, perché.


Certificazione o non certificazione?

Negli ultimi anni il coaching ha visto un boom esponenziale di crescita ed è rientrato tra gli ambiti professionali più richiesti. Tuttavia, c’è parecchia confusione attorno a questa professione, in particolare perché è un mestiere relativamente nuovo ed è ancora poco regolamentato.

Ciò significa che, a livello legale, non è necessaria una laurea o un percorso di studi per diventare coach o proclamarsi tale. Di conseguenza, però, è sempre più facile incappare in coach improvvisati che si avvalgono di questo titolo senza averne alcuna competenza effettiva.

Ecco perché, se si vuole praticare il coaching, è comunque preferibile frequentare un corso accreditato da una delle maggiori associazioni di coaching presenti oggigiorno. Anche per non permettersi di svolgere male questa professione, con il rischio di provocare più danni che benefici ai propri clienti.

Tra le offerte esistenti, svolgere una formazione completa di tipo ACTP/Livello 2 (Accredited Coach Training Program) accreditata da ICF (la Federazione Internazionale di Coaching) è la scelta ottimale. Non soltanto per una questione di riconoscimento e credibilità, ma perché solo i corsi la cui efficacia e robustezza sono stati verificati da ICF ottengono questo tipo di accreditamento. 

La certificazione come indice di qualità

ICF è la prima e la più grande e autorevole associazione di coach professionisti nel mondo. Con oltre 50’000 membri provenienti da oltre 80 paesi, da più di 25 anni ICF si impegna a far progredire la professione del coach stabilendo standard elevati, fornendo accreditamenti indipendenti e costruendo una rete mondiale di professionisti qualificati del coaching.

In aggiunta, è un'associazione internazionale con operatività locale: dal 2002, infatti, ICF è presente anche sul territorio italiano con il chapter Italia, mentre in Svizzera ha un sub-chapter Ticino, nonchè altre sub-chapter per le rispettive regioni linguistiche.

I programmi accreditati ACTP/Livello 2 da parte di ICF devono superare una rigorosa valutazione, sulla base di criteri specifici che ne definiscono gli standard operativi e di eticità professionale, al fine di preparare coach veramente competenti ed efficaci, in continua formazione.

Frequentare un master di coaching riconosciuto e accreditato a livello internazionale, come la Certificazione di Coach LUNA (CCL), significa dunque investire il proprio tempo ed energie in un percorso che, per essere riconosciuto come tale, ha dovuto dare prova di elevata qualità e proporre un curriculum che soddisfi i parametri già ritenuti validi a livello internazionale.

La vera domanda da porsi è…

Certificazione o meno, c’è qualcosa di più importante da considerare in merito a questa questione. Ovvero che “dichiararsi coach” ed “essere in grado fare coaching” sono due cose ben distinte

Quindi, la domanda da porsi NON è se serve o meno una certificazione per diventare coach, ma piuttosto se servono delle competenze specifiche per essere coach efficaci.

La risposta è chiaramente sì. 

Nonostante molti vogliano credere che il mestiere del coach sia semplicemente quello d'incitare il cliente a fare meglio attraverso qualche frasetta motivazionale, in realtà il coaching è un processo totalmente diverso e sorprendente. È una partnership che stimola la riflessione attraverso un processo creativo, ispirando i clienti a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale, verso il raggiungimento di un obiettivo stabilito.

Il coach, quindi, non è un motivatore da palcoscenico. Non è colui/colei che ti dice cosa fare, che ti dà suggerimenti e che crede di aver capito tutto di come funziona il mondo (specialmente se è una coach “dell’Anima”). È un/una professionista in grado di co-creare uno spazio sacro di ascolto profondo in cui stimolare i clienti a intraprendere un viaggio di trasformazione verso ciò che sentono e desiderano nel profondo.

Il/la coach è una persona spinta da una o più di queste ragioni, e che probabilmente si è fatta questa domanda.

I 3 fattori principali di ogni coach

Considerata la quantità di “fuffacoach” oggi presenti sul mercato, più che rincorrere una certificazione qualsiasi, bisogna assicurarsi di affidarsi a programmi che non solo offrono delle conoscenze teoriche, ma che aiutano la persona, il coach in progress, a crescere anche in termini di competenze effettive, nonché di qualità personali e professionali, unendo sapere, saper fare e saper essere.

Un programma per diventare un coach completo ti permette di lavorare su più aspetti fondamentali. È un programma dove apprendi il coaching e gli strumenti per fare coaching, ma non solo. Impari a conoscere te stessa, le tue emozioni, i tuoi pensieri e la tua identità, e sviluppi delle competenze imprenditoriali per avviare il tuo business.

Per questo, tutte le docenti e tutor di LUNA Scuola di Coaching per l’Anima sono coach prima di essere formatrici. Ognuna di loro ha un’attività in proprio e dei clienti propri, conosce il mondo del business e continua a ottenere dei risultati nel proprio ambito. In questo modo possono insegnare conoscenze e concetti che non solo hanno appresso teoricamente, ma che hanno messo in pratica nel corso della propria esperienza personale e professionale.


E tu che tipo di coach vuoi diventare? Un/una coach a cui basta dichiararsi tale, oppure un/una professionista che sia realmente in grado di fare coaching?

Se sei interessata alla Certificazione di Coach LUNA, sappi che puoi iscriverti alla lista d'attesa (senza impegno) ed essere tra le prime a ricevere novità riguardo la prossima edizione. Ti aspettiamo!