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I 4 stati di consapevolezza in una sessione di coaching

15 Marzo 2022
I 4 stati di consapevolezza in una sessione di coaching

Tutte le volte in cui ci rapportiamo con qualcuno possono innescarsi particolari dinamiche. Anche durante una sessione di coaching accade lo stesso. La coach e la coachee si muovono tra cosiddetti “stati di consapevolezza” e, a seconda dello stato in cui la coachee si trova, la sua percezione degli eventi di vita cambia. Di conseguenza, cambiano anche le sue emozioni, azioni e risultati. 

Secondo Michael Bernard Beckwith si possono identificare quattro stati di consapevolezza. Affinando la propria capacità di fare un passo indietro e osservare senza giudizio, è possibile riconoscere le dinamiche che interessano ciascuno di essi, divenendo semplicemente spettatrici di quello che c’è, così che sia la coach che la coachee possano venirsi incontro e lavorare insieme per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato.

Scopriamo allora più nel dettaglio le caratteristiche di questi quattro stati di consapevolezza durante una sessione di coaching, partendo dall’importante presupposto che non esiste uno stato di consapevolezza migliore dell’altro e ponendo attenzione al fatto che – nuovamente – non è solo la coachee, ma anche la coach, a oscillare da uno stato all’altro nel corso della loro interazione.


1. La Vittima: “Perché è successo proprio a me?”

Quello da cui la maggior parte delle persone parte nel proprio percorso di vita è solitamente lo stato di consapevolezza della Vittima. Questa dimensione, in forme più o meno evidenti, spesso interessa le persone che scelgono d’intraprendere un percorso di coaching. D’altronde, il motivo per cui si affidano a un coach risiede proprio nel fatto che desiderano attuare un cambiamento, ma non riescono a farlo in autonomia.

Per intenderci, in questo stato si tende a credere che la vita accada “a me” e che si è appunto vittime delle circostanze esterne. Quindi ci si fa prendere da critiche e lamentele, si vuole avere ragione a tutti i costi, si punta il dito verso il colpevole di turno, così da proiettare all’esterno la propria frustrazione. Si diventa persone in balia degli eventi, senza potere e senza capacità di risolvere le cose. In particolare, chi si identifica fortemente con questo ruolo, continua a volerlo interpretare, togliendosi la possibilità di cambiare. 

Bisogna comunque riconoscere che può capitare di attraversare dei momenti in cui ci sembra che le cose accadano tutte a noi. In questi casi, in quanto coach, è importante accogliere con compassione e senza giudizio questo tipo di dinamica che interessa la coachee, la quale può darsi il permesso di sentire ed esprimere le sue emozioni per riprendere in mano la situazione. Il contributo del coach consiste proprio nel supportare la coachee affinché possa “passare al livello successivo” e diventare leader di se stessa.

2. Il Leader di sé: “Cosa posso creare grazie a questa situazione?”

Si diventa Leader di se stessi quando ci si rende conto che si può decidere come rispondere alle circostanze esterne, si diventa più aperti e curiosi di capire e si sente il desiderio di agire per cambiare la propria situazione, nonché ci si prende totale responsabilità di ciò che accade nella propria vita. In altre parole, si inizia a credere che la realtà accada “da me”, cioè siamo noi stessi a crearla.

Attenzione, però, che prendersi la propria responsabilità non vuol dire prendersi la colpa, criticarsi e diventare carnefici di se stessi quando le cose non vanno esattamente come si desidera, ad esempio. Vuol dire vedere i problemi come opportunità per imparare qualcosa, per rivendicare il proprio potere personale e definire i propri bisogni e desideri, con amore, compassione e accettazione nei propri confronti.

Nonostante la presenza e lo sviluppo di uno spiccato senso di responsabilità di chi è coinvolto da queste dinamiche, questo stato di consapevolezza (come tutti gli altri) custodisce in sé anche degli aspetti di ombra. Chi diventa Leader di sé rischia di sentirsi onnipotente e non concepire l’abbandono del controllo. A tal proposito, il compito della coach è stimolare l’evoluzione della coachee integrando il terzo stato di consapevolezza: la Co-creazione.

3. La Co-creazione: “Cosa vuole manifestarsi attraverso di me?”

Il passaggio successivo è quello della Co-creazione, ovvero quello stato in cui, dopo aver imparato a essere responsabile della propria vita e a creare la propria realtà, alla persona viene chiesto di andare oltre, di non essere più la sola che gestisce la situazione e di accettare che c’è qualcosa di più grande, qualcosa che va oltre la propria comprensione mentale che entra in gioco.

L’evoluzione nello stato di Co-creazione è un processo davvero sfidante per ognuno di noi, in quanto richiede un atto di resa e di fiducia in ciò che può accadere, abbracciando al contempo l’idea di perdere il controllo e la propria identità. Vale a dire che emerge la consapevolezza che la propria zona di potere è, in verità, limitata, la propria visione di sé cambia e si diventa veicoli attraverso cui ciò che deve accadere può manifestarsi nelle sue infinite possibilità, in collaborazione con le energie universali.

Nel coaching, quindi, la coach può lasciare andare il “bisogno” consapevole di dimostrare le sue competenze o di sentirsi in grado di essere d’utilità alla cliente e, attraverso la sua presenza piena, abbandona la necessità di sapere in anticipo dove la sessione condurrà. Al tempo stesso, la cliente si sente vista e riconosciuta per ciò che è, nella sua interezza ed essenza. Può dunque lasciare andare eventuali maschere o aspettative sociali, per esprimersi liberamente e danzare assieme alla coach, seguendo il flusso energetico del momento.

4. L’Unione: Non ci sono domande, solo consapevolezza.

Trattandosi di uno stato che principalmente interessa la sfera spirituale e l’accettazione totale di ciò che è, nella dimensione umana siamo in grado di provare lo stato di consapevolezza dell’Unione in modo limitato. È una sorta di risveglio o d’illuminazione per cui l’Ego cessa di esistere e non c’è più separazione, ma tutto fluisce ed è perfetto così com’è. Si diventa una cosa sola con la vita e non c’è più nulla da risolvere, perché c’è bellezza anche nelle difficoltà e nei problemi.

Chiaramente questa non è la meta a cui si deve arrivare, è semplicemente una delle possibili dimensioni in cui la nostra consapevolezza può evolvere. Il nostro Ego e la nostra personalità in qualche modo ci servono su questo mondo, e il giudizio diventa una capacità di discernimento che ci è utile nelle nostre vite, perché altrimenti si rischia di cadere in preda a tutto e a tutti e, magari, lasciare andare anche ciò che in realtà non si vuole lasciare andare.

Nel coaching dell’Anima, infatti, sia che si tratti di una dinamica personale che riguarda la coach o che ci si riferisca a una situazione che la coachee condivide nella sessione di coaching, ci si focalizza principalmente nel facilitare il passaggio tra i primi tre livelli di consapevolezza. Per fluire dallo stato di Vittima a quello di Leader di sé bisogna facilitare la presa di responsabilità; per effettuare il passaggio allo stato di Co-creazione è fondamentale mettere in pratica un atto di resa; e in conclusione, per percepire il senso di Unione tra coach e coachee è necessario il totale annichilimento dell’identità, come menzionato sopra.

Un esempio: il tema del denaro

Mettiamo il caso che, rispetto al denaro, una coachee si trovi in uno stato di Vittima e che si stia rapportando a esso con la convinzione che la quantità di soldi presenti nella sua vita sia totalmente fuori dal suo controllo. Se non ha abbastanza soldi, darà quindi la colpa ad altri (il datore di lavoro, il capo cattivo, lo Stato, la società, i ricchi, ecc.) e aspetterà che siano gli altri a cambiare, lamentandosi e criticandoli di continuo.

Viceversa, una coachee che agisce da uno stato di Leader di se stessa, di fronte alla medesima situazione, si rimboccherà le maniche per far sì che la sua situazione finanziaria possa cambiare, dandosi da fare per ottenere i soldi di cui ha bisogno (ad esempio può decidere di chiedere un aumento, apprendere nuove competenze, cambiare lavoro, aumentare la percezione del proprio valore, avviare un’attività imprenditoriale, creare iniziative per raccogliere fondi, ecc.).

Quando una coachee abbraccia lo stato di Co-creazione, invece, trova finalmente un equilibrio fra l’agire attivamente per raggiungere i suoi obiettivi finanziari e l’aprirsi a ricevere l’abbondanza che l’Universo ha in serbo per lei, senza più alcun attaccamento al risultato finale. Coltiva una sensazione completa di fiducia e diventa come un magnete che attrae a sé situazioni e occasioni che portano soldi nella sua vita.


Ora, rifletti sulla questione. In quali di questi quattro stati senti di situarti in questo momento della tua vita e come mai? In quali circostanze, nello specifico, senti di agire/reagire da uno stato di Vittima? In quali occasioni hai sperimentato lo stato di Leader di te stessa? In quali situazioni hai agito da uno stato di Co-creazione? Ti è già capitato di percepire lo stato dell’Unione? Come è successo? Che cosa hai provato?

Usare le carte d’ispirazione, nel caso non lo sapessi, è un modo innovativo e intuitivo per muoversi verso la dimensione di Co-creazione e sbloccare situazioni di stallo. Uno degli utilizzi del mazzo di Carte Magia Interiore e del Corso di Certificazione (accreditato da ICF), ad esempio, è proprio quello di facilitare questo tipo di evoluzione anche durante una sessione di coaching. Ti invito a darci un’occhiata.

Il tema di questo articolo prende spunto dalla trattazione di Jim Dethmer (coach, speaker e autore specializzato nella leadership) e da Michael Bernard Beckwith (autore e speaker specializzato in tematiche spirituali).

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