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La forza trasformatrice dello Yoga e del coaching, con Giulia Panzeri

27 Giugno 2022

La forza trasformatrice dello Yoga e del coaching, con Giulia Panzeri

Lo Yoga non è solamente un’attività che comprende un movimento di tipo fisico. In questa pratica è presente qualcosa di molto più profondo e antico: una forte componente spirituale.

Praticare questa disciplina nel silenzio è qualcosa che riesce a regalarci maggiore consapevolezza del corpo e, allo stesso tempo, ci supporta nella conoscenza e nell’accettazione di noi stesse.

Lo Yoga è una filosofia di vita. Per chi lo insegna può diventare una vera missione, che permette di accompagnare le persone verso la loro Essenza, per scoprire i propri bisogni autentici.

Senza dubbio, non è un percorso sempre agevole, sia per chi lo intraprende sia per chi lo facilita. In questo caso il coaching può rendere questo processo ancora più intenso.

Grazie alla combinazione dei due approcci, quello yogico e quello del coaching, può nascere un canale funzionale ed efficiente per creare spazio per il cambiamento.

Nell’intervista precedente abbiamo parlato del manifestare la dea dentro di te, mentre in questo blog post ti raccontiamo della forza trasformatrice dello yoga e del coaching.

Lo facciamo con Giulia Panzeri, la coach formata nella nostra scuola LUNA – Scuola di Coaching per l’Anima.


Benvenuta Giulia!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Sono Giulia e ho un intimo e accogliente studio di Yoga a Lugano in cui insegno Vinyasa, Yin e yoga prenatale. All’attività di insegnante di Yoga ho affiancato quella di coach grazie alla Scuola di Coaching per l’Anima di Anh.

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Ho da subito concepito l’insegnamento dello Yoga come un accompagnamento delle persone verso la loro essenza, verso sé stesse, verso casa.

Il coaching mi permette di rendere più profondo e intenso questo accompagnarle alla scoperta dei loro desideri e bisogni profondi.

Credo che dalla combinazione dei due approcci, quello yogico e quello del coaching, possa nascere una via funzionale ed efficiente per creare spazio per il cambiamento; è per questo che in futuro offrirò anche l’opzione di affiancare alle classiche sessioni di coaching delle altre in cui lavoreremo sui temi emersi con e nel corpo.

3. Prima di iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

Avevo già adocchiato le edizioni della scuola anni prima di decidermi a frequentarla; allora pensavo di essere troppo giovane per essere coach e di ‘non saperne abbastanza’, e poi volevo concentrarmi sullo Yoga.

Con il passare del tempo è cresciuta la mia comprensione di cosa fosse davvero il coaching e anche la fiducia che ho nei miei mezzi (grazie anche e soprattutto alla mia esperienza come insegnante di Yoga), quindi poi iscrivermi è stato abbastanza semplice.

4. In che modo aiuti le tue coachee?

Il mio approccio è lo stesso che uso per le mie lezioni; è estremamente importante che la persona che ho davanti si senta a suo agio, senza pressioni esterne e che capisca che verrà accolta nella sua interezza.

È nella creazione di uno spazio non giudicante in cui la cliente può viversi e esprimersi appieno che risiede, secondo me, il potere e la forza trasformatrice dello Yoga e del coaching.

In ogni mia lezione e in ogni mia sessione voglio che passi il messaggio ‘sei abbastanza così come sei’. Sono molto affezionata alle pratiche di ascolto delle emozioni ispirate alla tecnica RAIN di Tara Brach, (e in generale al suo approccio alla spiritualità) e devo dire che, nonostante sia partita in salita per me che lavoro molto più facilmente con le parole che con le immagini, mi sto convincendo sempre di più della potenzialità del lavoro con le carte.

Poi mi piacciono moltissimo la tecnica di integrazione delle parti e quella della posizione percettiva dell’io futuro.

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

Mi è capitato di farmi sopraffare dalla grandezza della questione portata dalla coachee, soprattutto quando non avevamo ancora affrontato la questione obiettivo della sessione.

In alcuni casi, specialmente all’inizio, poi sempre meno, mi ha presa la paura di non sapere come aiutare la persona; poi ho imparato che più che un aiutarla è un supportarla, un farle spazio, un tenerla.

Mi è anche capitato di assecondare la cliente invece che farle notare che stavamo girando intorno al vero nodo per paura di essere direttiva o, ancora peggio, di ferirla. Ho superato quest’ultimo timore chiedendomi quale fosse la cosa da fare per il bene della cliente.

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

Di lasciarsi sorprendere da questa magnifica esperienza, e di non avere fretta nel volersi sentire a proprio agio nel ruolo di coach; le cose cambiano, una sessione alla volta, un percorso alla volta.

Di mettere in conto che è prima di tutto un percorso di crescita personale, e quindi ci saranno delle chiamate al risveglio che saranno un po’ degli schiaffi in faccia, ma che finché c’è la disponibilità e il coraggio di mettersi in gioco e a cambiare prospettiva tutto funziona.

Puoi trovare Giulia in questi canali:
– YouTube: Yoging Giulia  
– Facebook: Yoging Giulia
– Instagram: @yogingiulia


Se anche a te piace aiutare gli altri e ti piacerebbe conoscere il coaching come strumento di crescita personale e professionale, fai questo quiz per iniziare a trasformare la tua vita e quella degli altri.

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