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Liberarsi dalla paura del giudizio grazie al coaching, con Ghita Montalto

16 Gennaio 2023

Liberarsi dalla paura del giudizio, con Ghita Montalto

Essere criticate e subire il giudizio altrui non è un’esperienza piacevole e, ahimè, diventa spesso uno dei nostri blocchi peggiori a vivere la vita che desideriamo.

O forse sei tu stessa il giudice più temibile, auto-sabotandoti così nel raggiungimento dei tuoi obiettivi?

Quello che devi sapere è che il giudizio crea separazione, distanza, intralcia la nostra serenità e pace interiore, scatenando tutta una serie di situazioni che portano ad emozioni spiacevoli, insoddisfazione e infelicità.

Ma liberarsi dal giudizio è davvero possibile? Ce ne ha parlato Ghita Montalto, una delle fantastiche coach, formatasi nella scuola LUNA che abbiamo intervistato in questo nuovo blog post.

Dunque, nell’intervista precedente abbiamo parlato di riscoprire il valore del proprio corpo, in questo post, invece, ti spieghiamo come liberarsi del giudizio grazie al coaching.


Benvenuta Ghita!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Mi chiamo Ghita e mi definisco Art & Visionary Coach. Nel mio lavoro uso la Creatività, le Energie, le Arti Visive e il Coaching per aiutare le Donne ad uscire dalla loro comfort zone e superare i limiti imposti dalla mente e dall’Ego.

Nasco come Giornalista, sono laureata in Scienze della Comunicazione e specializzata in Storia e Critica del Cinema. Amo la Scrittura Creativa e scrivo poesie e storie sin da bambina. Nel tempo, ho trasformato questa mia passione, facendola diventare parte integrante del mio lavoro.

Sono anche Master Reiki del Metodo di guarigione energetica Atlantideo, che uso ed integro con il Coaching, per favorire il riequilibrio e la guarigione del corpo fisico ed energetico.

La mia missione è quella di motivare le Donne ad andare oltre la loro visione del mondo, oltre la visione che hanno di sé stesse, spingendole ad andare al di là dei loro limiti, al di là delle loro convinzioni limitanti, dei loro blocchi emotivi e, soprattutto, della loro comfort zone, per raggiungere la Visione più alta di sé stesse ed abbracciare il cambiamento senza paura.

Aiutarle a “vedere oltre”, ad “andare oltre” e a liberarsi dalla paura del giudizio, sia quello che gli altri hanno su di noi ma soprattutto dal giudizio che noi stesse spesso abbiamo su di noi, auto sabotandoci così nei nostri cambiamenti e nel raggiungimento dei nostri obiettivi e desideri.

Ecco perché il mio motto è: “libere senza giudizio”, perché desidero un mondo nel quale le Donne sono finalmente libere da ogni forma di giudizio, libere dal pregiudizio, libere di essere semplicemente se stesse, disinibite, sensuali, spregiudicate e in potere, fiere della bellezza che hanno dentro e che manifestano fuori.

E so che tutto ciò è possibile. Il mio compito come Coach è quello di aiutarle a tirar fuori da sé stesse tutta la bellezza nascosta che le contraddistingue e a mostrarla al mondo con orgoglio e senza alcuna paura.

Tutto questo grazie all’Arte e al Coaching.

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Credo che tutto sia semplicemente arrivato al momento giusto, con le tempistiche e le sincronicità giuste, che mi hanno spinta e condotta per mano a fare questa scelta così importante per me, anche se non ne ero ancora consapevole.

Anni fa, infatti, mi ero imbattuta in un post scritto da Anh, nel quale parlava delle imminenti nuove iscrizioni a LUNA, spiegando il senso profondo del fare Coaching con l’Anima e dell’essere Coach.

Quello però, per me, forse non era il momento giusto per iniziare qualcosa di così importante al quale dover dedicare spazio, tempo, concentrazione e soprattutto energie.

A distanza di circa tre anni, un giorno, rivedo “per caso” un post simile, scritto da Anh, nel quale comunicava che presto si sarebbero concluse le selezioni per la nuova edizione del corso di Coaching. Subito qualcosa è scattato in me e istintivamente mi sono detta che forse quello era il momento giusto per provare, e che se avessi rinunciato forse me ne sarei pentita, perché quella, per me, era davvero un’opportunità unica e irripetibile per voltare pagina e ricominciare da capo la mia vita, dandogli un senso e una direzione nuova.

Però c’era sempre una vocina dentro di me che sentivo e che mi frenava nel buttarmi: “Perché dovrebbero mai prendere me?” “Ci sono soltanto tre posti liberi rimasti e sono già arrivate tantissime richieste, figurati se prendono me?”

Se oggi sono qui a fare il lavoro che amo e a farlo con passione e con gioia, svegliandomi felice ogni mattina, se sono diventata una Coach e se ho trasformato e cambiato radicalmente me stessa e la mia vita, avvicinandomi sempre di più alla versione migliore di me stessa, il merito è soltanto di una persona alla quale voglio molto bene e verso la quale ho una profonda gratitudine per non aver mai smesso, nei giorni in cui ero presa dai dubbi, di credere in me, di motivarmi, spronarmi ed insistere tantissimo affinché io rispondessi alle domande di quel test d’ammissione e inviassi la mia candidatura.

Probabilmente se non avesse insistito così tanto quella sera, non avrei mai spedito quella mail.

3. Prima di iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

Prima che tutto avesse inizio non avevo assolutamente idea di cosa mi aspettasse, di cosa avremmo fatto nel concreto, di come si sarebbero svolte le lezioni, ma soprattutto non avevo minimamente idea della potenza e della capacità trasformativa del Coaching e delle sue tecniche mirate. Fino a quando non ho iniziato a sperimentarle su me stessa e a vedere la profonda trasformazione che stava avvenendo in me sin da subito.

Non ho mai avuto né mostrato resistenze nei confronti di questa nuova esperienza, anche perché desideravo farla già da tempo. Mi sono aperta a questo cambiamento e l’ho accettato completamente, anche se non sapevo ancora dove mi avrebbe portata e soprattutto cosa avrei dovuto vivere, sperimentare ed affrontare in prima persona per arrivare a quella rinascita tanto attesa, che mi ritrovo a vivere oggi che sono diventata una Coach.

Non ho mai avuto paura di scavare a fondo dentro me stessa, anche quando sapevo benissimo dove quel cercare mi avrebbe portata, non mi sono mai tirata indietro ma ho sempre affrontato “i miei demoni”, le mie domande, i miei perché, i miei dubbi, i miei pensieri limitanti ma soprattutto le mie emozioni, guardando sempre in faccia il mio dolore.

Ad oggi lo rifarei ancora, esattamente nello stesso modo, senza risparmiarmi né perdere mai l’opportunità di migliorarmi, perché ciò che trovi alla fine di quel viaggio che fai con te stessa grazie al Coaching, è qualcosa di unico che non ha prezzo, perché ti permette di ritrovare te stessa nella tua essenza più vera.

4. In che modo aiuti le tue coachee?

Partendo dall’ascolto e dalla pratica di presenza che, per me, sono gli aspetti più importanti e fondamentali del Coaching, i punti necessari da cui partire per svolgere al meglio una sessione, perché ti permettono di mettere al centro la Coachee con le sue esigenze, i suoi pensieri, i suoi silenzi necessari.

Farla sentire a suo agio, libera di esprimersi emotivamente e nei pensieri, in uno spazio sacro e protetto creato apposta per lei e lontano da ogni forma di giudizio. La potenza del silenzio, dell’accogliere, della presenza silenziosa, che può esprimersi anche solo attraverso gli occhi, che sembrano dirti: “Va tutto bene, io sono qui con te. Ti ascolto. Ti sento”.

Ho avuto modo di sperimentare questa sensazione durante il nostro Retreat in Umbria, fatto quest’estate. L’ho sperimentato su me stessa e l’ho vissuto intensamente con una mia collega Coach con la quale ho condotto una sessione e vi assicuro che la potenza del silenzio, la potenza dell’ascolto e dell’esserci, semplicemente, per l’altra persona, senza per forza dover procedere con tecniche precise o con domande mirate, è un’esperienza bellissima e altamente trasformativa. Perché in quel momento ci si parla davvero con l’anima, con gli occhi, con il cuore e a bassa voce, sussurrando appena quelle poche frasi necessarie per accompagnare la Coachee verso le sue nuove consapevolezze.

Le tecniche di Coaching utilizzate all’interno di LUNA Scuola di Coaching per l’Anima sono tantissime e sono tutte straordinarie e potenti, ma io ne amo alcune in modo particolare e cerco di usarle il più possibile, se e quando necessario, perché credo fortemente che aiutino tantissimo la Coachee ad andare oltre se stessa, oltre le sue paure, oltre le sue emozioni e i suoi pensieri limitanti, e raggiungere nuove consapevolezze e pensieri più premianti per lei.

Mi riferisco al Metodo R.A.I.N., ideato da Tara Brach, che ci permette di entrare in connessione profonda con le nostre emozioni, saperle riconoscere dandogli un nome e soprattutto imparare a dialogarci, per poi trasformarle in emozioni nuove.

Infine, le “Posizioni percettive”, due in particolar modo: la Posizione percettiva dell’Eroe modello e la Posizione percettiva dell’Io futuro.

Due tecniche molto potenti che ci permettono, attraverso l’uso della visualizzazione, di entrare in contatto con la parte più nascosta di noi e guardare le cose, i pensieri e le situazioni con occhi nuovi e da punti di vista diversi.

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

Ricordo come fosse ieri il modo in cui mi sentivo durante le prime lezioni di Coaching, quando inizi a comprendere a pieno il meccanismo e sai che ora “ti tocca”, adesso devi esporti, devi incominciare a condurre tu una sessione di Coaching, facendo tu le domande e utilizzando le diverse tecniche che hai a tua disposizione e che hai appena imparato.

Ecco, ricordo ancora il terrore che provavo solo all’idea di dover fare io quelle cose, di dover ripetere certe pratiche e pormi nella veste di Coach.

In quel momento mi sentivo come l’alunna a scuola durante le interrogazioni. “Sarò in grado? Ricorderò tutto quello che devo dire? Farò le domande giuste? E se poi sbaglio? E se non ricordo più cosa devo dire e come devo procedere?”.

Quella vocina spaventata dentro di me continuava a ripetermi sempre la stessa cosa e confesso che in alcuni momenti avrei voluto fare come si faceva a scuola prima dell’interrogazione, sapendo di essere impreparati: trovare una scusa per uscire fuori dalla classe.

Si, mi sentivo “impreparata”, non in grado di riuscire a fare mai una cosa del genere, tenere un’intera sessione di Coaching di 45 minuti, tenendo conto di tutto ciò che avevo imparato.

Mi sentivo insicura e questa mia paura spesso mi bloccava, senza far venir fuori le mie vere potenzialità, che poi ho scoperto essere tante.

In realtà, dovevo solo darmi il permesso di lasciarmi andare, di provare e riprovare, di sbagliare e di cadere, senza giudicarmi io per prima, senza essere troppo severa con me stessa, senza pretendere da me la perfezione su una cosa, su un processo, che invece aveva soltanto bisogno di fluire, dei suoi tempi, di andare come era giusto che andasse, senza schemi fissi da seguire ne’ rigidità da parte mia.

Sicuramente la pratica costante e il provare e riprovare sempre è stato ciò che mi ha aiutata a superare questi miei momenti di insicurezza.

Infatti, notavo che più mi mettevo alla prova e mi esercitavo, più la mia sicurezza aumentava, facendomi capire che, in realtà, la paura che provavo era immotivata, perché io ero in grado di fare quelle cose ed essere una Coach.

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

Di ascoltare sempre il cuore e il proprio intuito, perché sono due alleati fedeli che non mentono mai, mostrandoci sempre quale strada seguire.

Se il desiderio di diventare Coach è così forte, l’unica cosa da fare è quella di dare ascolto a quella vocina dentro di noi, che ci spinge a compiere quel passo, perché quello sarà ciò che darà inizio alla versione migliore di noi stesse.

Quindi, non perdete per nessuna ragione al mondo questa bellissima opportunità di crescita e realizzazione personale, afferratela al volo nel momento in cui vi si presenta, un po’ come è accaduto a me, perché ogni cosa arriva sempre al momento giusto per noi, quando siamo pronte ad accoglierla.

Siate disposte a mettervi in gioco, a non tirarvi mai indietro, neanche davanti alle difficoltà o alle lacrime che potranno nascere o ai momenti di crisi, a volte inevitabili ma necessari, perché sono quelli che precedono la rinascita.

Consiglio di mettersi a nudo con sé stesse, come davanti ad uno specchio, e di farlo senza remore, senza censurare mai nulla di ciò che verrà fuori durante quel processo di crescita personale ed imparare a conoscersi, riconoscersi, ritrovarsi, comprendersi, scoprirsi ed infine accogliersi in ogni piccola sfumatura, per imparare ad amarsi totalmente e completamente, con piena e totale fiducia e compassione verso se stesse, verso chi siamo state un tempo ma soprattutto verso chi siamo oggi.

Puoi trovare Ghita in questi canali:
– Facebook: Ghita Montalto
– Instagram: @ghita_nelsegnodivenere

– Telegram: Il Circolo di Venere


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