Percorsi di coaching (anche) in azienda, con Laura Pedrini

Il coaching apre le porte a infinite possibilità. Tra queste non c'è solo la libera professione, ma anche l'integrazione di questo strumento nel proprio lavoro, accrescendone le potenzialità.

In questa intervista, la coach LUNA certificata Laura Pedrini ti racconta del suo percorso: di come da ragazza curiosa con l'istinto di aiutare abbia vinto la miglior scommessa che potesse fare con se stessa.


Benvenuta Laura!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Mi chiamo Laura, ho 39 anni e da 15 lavoro per una ditta di telecomunicazioni per la quale mi occupo di formazioni e coaching.

Parallelamente sto avviando la mia attività di coaching con l'obiettivo di essere di aiuto alle persone nel raggiungimento dei loro obiettivi, accompagnandoli lungo i loro sentieri, esplorando luci e ombre.

Sono una ragazza curiosa, desiderosa di apprendere sempre delle novità: nuove tecniche, nuove possibilità, per poter dare il mio supporto agli altri.

Mi piace leggere, prendermi cura della mia famiglia, perdere la cognizione del tempo seduta in giardino, sotto la coperta, mentre osservo il cielo stellato.

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Mia mamma mi racconta spesso che, fin da piccola, ho sempre avuto l’istinto di aiutare gli altri, e che avevo una grande capacità d’ascolto. Sono sempre stata quella che cercava di coinvolgere tutti, di mediare, di fare in modo che tutti fossero felici.

Con gli anni non ho abbandonato questo lato di me che, anzi, si è tramutato nella voglia di far sorridere le persone, perché credo che un sorriso riesca a trasformare una brutta giornata in qualcosa di bello.

Anche il mio percorso lavorativo ha giovato di questa mia attitudine, tanto da spingermi a fare la formazione per diventare formatrice per adulti.

Ma questo non mi bastava: volevo migliorare, portare qualcosa in più.

Seguo Anh da anni sui social e ogni volta che lanciava una nuova classe di formazione di LUNA Scuola di Coaching per l'Anima, mi prendevo il tempo di leggere tutto nel dettaglio, cercando di capire come avrei potuto conciliare il corso con il lavoro.

Purtroppo, non sono mai riuscita a far combaciare vita professionale, personale e scuola finché, un giorno, le stelle si sono allineate e i giorni delle lezioni combaciavano con i miei giorni liberi.

Non ho perso neppure un minuto e mi sono iscritta, scoprendo la vera essenza del coaching e la grande felicità che questo ti può dare.

3. Prima di iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

La mia più grande paura era quella di non riuscire a seguire tutte le lezioni e di non avere il tempo sufficiente per mettere in pratica gli insegnamenti.

Allo stesso modo, temevo di non essere in grado di stare al passo con i ritmi, di dovermi chinare nuovamente sui libri per imparare il necessario.

Ho quindi deciso di fare un piano studi: ho preso un calendario annuale e ho annotato tutte le date delle lezioni e della settimana in presenza (all’estero). Ho pianificato le vacanze, i giorni di studio, ho perfino ipotizzato degli imprevisti lungo il percorso.

Alla fine, ho fatto un patto con mio marito, in modo da essere sicura che si fosse occupato lui delle nostre bimbe mentre io ero a lezione: tutto era pronto ancor prima di iniziare!

Guardare il calendario, sapere che tutto era pianificato mi faceva stare tranquilla: avrei potuto seguire tutte le lezioni tranquillamente (anche il retreat!), senza dover pensare all’organizzazione della famiglia.

Mi sono inoltre auto-imposta disciplina e costanza per dare il 100%. In pratica, ho fatto una scommessa con me stessa ed ho vinto io!

4. In che modo le tue competenze di coach hanno portato valore aggiunto all’azienda in cui lavori?

Seguendo il corso ho scoperto che ciò che praticavo, pensando di fare coaching, non era precisamente fare coaching.

Ho adattato il mio stile per riflettere queste nuove conoscenze. Ho iniziato ad ascoltare di più, ad osservare gli altri e ampliare la mia visione. Tutto questo l’ho imparato grazie alla scuola.

Il passo successivo è stato quello di proporre un progetto pilota, creando dei percorsi di coaching legati agli obiettivi aziendali, applicando quanto appreso in LUNA.

Il progetto pilota ha funzionato benissimo: sono stati dei momenti stupendi. Poter vedere le persone crescere e apprendere su di sé più di quanto si aspettassero è stato fantastico ed emozionante.

Anche i responsabili all’interno dell’azienda sono stati molto contenti dei percorsi svolti da parte dei collaboratori e hanno visto/vissuto anche loro il cambiamento.

Ora sto cercando di concretizzare questo progetto pilota in un processo generale, che possa essere messo a disposizione di tutta la gerarchia aziendale, in modo da fornire un supporto ulteriore sul posto di lavoro, indipendentemente dalla posizione occupata.

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

Mi ha accompagnato spesso la paura di non essere abbastanza, di non essere in grado di aiutare gli altri: ci sono state volte in cui la sessione di coaching terminava con la sensazione di non aver portato la persona ad una consapevolezza profonda; pensavo a cosa avrei potuto fare di più, dove avevo sbagliato.

Ho invece imparato che, non per forza le realizzazioni personali devono essere eclatanti, piene di lacrime o di gioia immensa, ma possono essere anche piccole cose, come dei semi che pian piano crescono e diventano fiori sempre più grandi, colorati e meravigliosi.

Sono i piccoli cambiamenti che, giorno dopo giorno, ci permettono di raggiungere i nostri obiettivi. Un passo alla volta, lungo il nostro sentiero, arriveremo fino alla vetta.

Quando mi trovo persa e non so bene cosa fare, dove andare, mi pongo una semplice domanda: “Perché lo fai?”.

Sembra una domanda banale, ma porta dentro di sé una profondità e una saggezza infinita. Mi accompagna sempre, da quando Jessica, MoonTutor senior di LUNA, in mentoring 1:1 me l’ha fatta scoprire.

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

Se sentite che questa è la vostra strada, buttatevi, seguite il vostro cuore e vedrete che non ve ne pentirete.

Trovate il vostro momento giusto, quando tutto sembrerà arrivare quasi naturalmente e cavalcate l’onda, lasciandovi trascinare.

E se dovessero esserci dei momenti di dubbio dove vi chiederete “ma è ancora la strada giusta per me?”, fate una sessione di coaching e restate in ascolto dopo averla fatta.

Lì capirete come state e cosa provate, e questo vi darà la risposta.

Puoi trovare Laura su questi canali:


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