L'ombra, custode silente del tuo potenziale

Una pratica di dialogo con l’Ombra, in occasione di Samhain

L’Ombra, custode silente del tuo potenziale

La notte in cui il velo tra i mondi si assottiglia.

Il momento in cui la fine si trasforma in un nuovo inizio, celebrando il significato più profondo del concetto di passaggio.

Samhain, ricorrenza che secondo la Ruota dell’Anno corrisponde al capodanno celtico, apre le porte al buio, all’introspezione, alla preparazione e all’attesa.

Tra la sera del 31 ottobre e il 1° novembre, si celebra così l’ultimo raccolto, esprimendo al contempo fiducia e gratitudine nei confronti di quel vuoto fertile che, nell’oscurità del ventre di Madre Terra, diverrà un giorno culla di nuova vita.

In questo tempo in cui apparentemente la Natura sembra addormentarsi, siamo chiamate a spostare l’attenzione verso il nostro universo interiore e a discendere nelle più oscure profondità del nostro essere, così da incontrare il nostro nucleo, liberarci da ciò che non ci è più utile e dunque rinascere trasformate.

In altre parole, siamo chiamate ad avvicinarci alla nostra Ombra e ad aprire con essa un dialogo privo di giudizio, bensì colmo di amorevolezza e accettazione.

Custodendo al suo interno tutte quelle parti, quegli atteggiamenti o, più in generale, quelle caratteristiche che non ci piacciono, a un primo sguardo l’Ombra potrebbe sembrare qualcosa di negativo e da cui rifuggire.

Eppure, è riconoscendo e accogliendo con gentilezza ciò che l’Ombra ha da raccontarci, che una vera e propria trasformazione interiore può manifestarsi, permettendoci così di riappropriarci del nostro immenso potenziale e di farlo risplendere appieno.

Instaurare un dialogo con questa parte di noi potrebbe sembrarci difficile o magari spaventarci. Ecco perché strumenti come il coaching o l’auto-coaching possono rivelarsi davvero utili per approcciare a un morbido processo di integrazione dell’Ombra.

A tal proposito, le carte Magia Interiore, stimolando l’intuito ed essendo quindi un potente supporto per connetterci alla nostra saggezza interiore, sono un valido alleato per esplorare il potenziale nascosto di ciò che “non ci piace”.


Coaching con le carte d’ispirazione: la magia della consapevolezza

Spesso siamo portati ad associare al concetto di “lettura delle carte” un’accezione di tipo esoterica.

Pratiche come la predizione del futuro o, più in generale, correlate alla divinazionesono generalmente ricondotte a questo tipo di strumento.

Certo, le carte possono essere usate anche a questi scopi.

Ma non solo! Esiste infatti un mondo in cui l’utilizzo delle carte non ha nulla a che vedere con la stregoneria o l’esoterismo. Questo mondo è quello della crescita personale.

Dal punto di vista della tua evoluzione interiore, le carte d’ispirazione altro non sono che uno strumento affascinante e alternativo per attivare la parte più creativa e immaginativa del cervello, ossia quella legata all’intuito e addetta alla memoria, alle sensazioni e alle emozioni.

Unendo immagini evocative e domande potenti, le carte di ispirazione dialogano con creatività e intuito per esplorare dinamiche e situazioni in cui l’analisi razionale e logica risulta bloccata, proprio come descritto in questo articolo.

In altri termini, le carte di ispirazione si rivelano di supporto e di aiuto per indagare da un altro punto di vista il nostro universo interiore, dandoci quindi la possibilità di raggiungere nuove e importanti consapevolezze, utili per la nostra crescita ed evoluzione personale.

Ed è proprio qui che si rivela la magia: le risposte arrivano da dentro di noi.

Esistono i più svariati modi per utilizzare questo meraviglioso strumento (se non sai da dove partire, puoi leggere l’articolo “Carte d’ispirazione: 3 cose da sapere per usarle in modo efficace”).

Di seguito ti proponiamo una pratica volta a instaurare un dialogo con l’Ombra.

Quando ciò che non ti piace diventa una chiave d’accesso al tuo potenziale

Scegli un posto tranquillo nel quale ti senti a tuo agio per passare del tempo con te stessa: l’importante è che tu possa sentirti libera di stare in ascolto e di accogliere ciò che emergerà.

Scorri le carte del mazzo Magia Interiore (o, se ne hai la possibilità, posizionale tutte per terra) e scegli consapevolmente l’immagine che ti piace di meno.

In questa pratica, quindi, non ti affiderai a un’estrazione “casuale”, ma sarai tu stessa a selezionare la carta che più ti infastidisce.

Magia Interiore - Vittima

Supponiamo, per esempio, che tu abbia scelto la carta riportata in foto (Vittima).

Osserva l’immagine, ricordando che non esistono risposte giuste o sbagliate, ma semplicemente il tuo sentire:

Nel caso della carta della Vittima, per esempio, potresti provare dispiacere per la rottura di quell’uovo, che magari qualcuno ha fatto cadere per terra a causa di un gesto distratto.

Immagina di poter modificare l’immagine che stai osservando:

Magari ti piacerebbe raccogliere i cocci di quel guscio d’uovo e riporli nel terriccio delle piante del tuo balcone, così da regalare loro un fertilizzante naturale che le faccia crescere robuste.

Soffermati sul cambiamento che hai appena immaginato di apportare alla carta e mettiti in ascolto:

Quello che sembrava qualcosa di definitivo e irreparabile (la rottura dell’uovo) si è trasformato in un nuovo inizio. Anzi, in un catalizzatore di vita, di crescita e abbondanza.

Il messaggio che potrebbe derivare da questa nuova visione potrebbe essere un messaggio di fiducia e di speranza: “Non esistono fallimenti, ma solo esperienze da cui posso trarre un’occasione di trasformazione.”

Incredibile, non è vero?

Se vuoi condividere la tua lettura con noi, raggiungici sul profilo Instagram di Magia Interiore.

Ti aspettiamo!

Fare spazio dentro e fuori con il coaching, con Laura Realbuto


Fare spazio dentro e fuori con il coaching, con Laura Realbuto

Organizzazione e crescita personale sono due compagne d’avventura che viaggiano tenendosi per mano. E aggiungendo anche un tocco di semplicità, allora sì che possiamo far brillare e risuonare l’essenza di ciascuna di noi.

La semplicità può essere coltivata ogni giorno, permettendoci di godere dello spazio e del tempo della nostra vita in modo sano e genuino, come un seme che ha bisogno di cura e dedizione per germogliare e regalare alla terra buoni frutti.

Allora, perché non iniziare a riscoprire il valore di ciò che ci circonda nel proprio spazio domestico?

Focalizzandoci sulla nostra casa e sui nostri spazi, possiamo imparare quanto sia importante e forte il potere curativo e trasformativo di questo “contenitore”.

Poi, se alle tecniche del decluttering e dell’organizzazione, aggiungiamo anche gli strumenti del coaching, il risultato può essere davvero sorprendente!

L’intervista precedente, è stata tutta centrata sui temi legati alla mindfulness e consapevolezza, in questo post, invece, ti spieghiamo come fare spazio dentro e fuori con il coaching e l’organizzazione.

Lo faremo con Laura Realbuto, la coach formata nella nostra scuola LUNA – Scuola di Coaching per l’Anima.


Benvenuta Laura!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Mi chiamo Laura e sono una Coltivatrice di Semplicità.

Nella vita mi occupo di accompagnare le donne a riappropriarsi del proprio tempo e a riscoprire il valore di ciò che le circonda nel proprio spazio domestico, utilizzando le tecniche del decluttering, l'organizzazione e gli strumenti del coaching.

Mi definisco Coltivatrice di Semplicità perché credo che le cose semplici amplifichino il valore di ciò che abbiamo intorno a noi, aiutando a riempire di significato profondo il nostro spazio e di conseguenza anche il nostro tempo.

Organizzazione e crescita personale sono due compagne d’avventura che viaggiano tenendosi per mano. Ecco perché credo che la semplicità abbia il dono di far brillare e risuonare l’essenza di ciascuna di noi.

Dal 2018 sono una professional organizer associata senior Apoi (Associazione Professional Organizers Italia). Il mio ambito di specializzazione è quello domestico. Ho sempre avuto un rapporto simbiotico con la mia casa e con i miei spazi e con il tempo ho imparato su me stessa quanto sia importante e potente il potere curativo e trasformativo di questo “contenitore”.

Questo mi ha spinta nel tempo ad approfondire sempre di più la tematica psicologica e simbolica legata alla casa, e successivamente ad integrare queste conoscenze con le tecniche del coaching per l’anima, al fine aiutare in maniera più completa e profonda le donne che decidono di affidarsi a me.

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Per rispondere a questa domanda racconterò un aneddoto che è stato rilevante nella decisione di intraprendere il percorso di formazione che mi ha portata a diventare una coach certificata.

Nel dicembre del 2019, sono stata contattata da una splendida donna che aveva la necessità di mettere ordine nel suo armadio. Tra noi c’è stato fin da subito una buona energia e dopo una chiacchierata e il sopralluogo degli spazi da riorganizzare, abbiamo iniziato il nostro percorso di decluttering e riordino.

La cliente possedeva moltissimi vestiti, troppi rispetto allo spazio che aveva a disposizione, e lo stato di confusione e disordine era diventato per lei ingestibile. L’ho aiutata così a fare un programma a più sessioni, in ciascuna delle quali ci si dedicava ad una parte specifica dell’armadio e ad una categoria di abiti.

Le prime sessioni sono andate abbastanza bene, senza particolari resistenze, e la cliente era ben disposta a lasciare andare gli indumenti che non utilizzava più, con consapevolezza e serenità.

Le sessioni si svolgevano in maniera sempre uguale: in genere, io mi occupavo di svuotare totalmente la zona dell’armadio oggetto della sessione, e la cliente si occupava di distribuire gli abiti sul letto. Dopo questa operazione aiutavo e supportavo la cliente nel fare le scelte sui capi da tenere e quelli da lasciare andare.

Capitò un giorno che la cliente vedendo la montagna di abiti che popolava il suo letto, ebbe un cedimento emotivo. Io cercai di mantenere la calma e di non farle percepire la mia preoccupazione cercando di tranquillizzarla come meglio potevo, ma mentre tornavo a casa mi chiedevo se l’avevo veramente aiutata a capire perché in quel momento si sentiva così. Forse avrei potuto fare qualcosa di diverso per non farle provare più quelle emozioni di disagio, paura e disorientamento?

Ecco, questa esperienza mi ha fatto capire che non esiste organizzazione senza crescita, e non esiste crescita senza organizzazione.

Riordinare una stanza o un armadio non si può ridurre al “mettere a posto i vestiti o gli oggetti”, ma al suo interno c’è molto di più. In primis, c’è una persona con un’anima che occupa quello spazio, uno spazio intriso di storia, pensieri, emozioni e percezioni uniche.

È proprio questa esperienza che mi ha spinta a intraprendere il percorso di formazione per diventare coach, per supportare meglio le donne a prendersi cura della propria casa, in particolar modo per aiutarle a prendere consapevolezza di ciò che la casa rappresenta per loro, fruttando il potere trasformativo e simbolico che rappresenta.

3. Prima di iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

La paura del fallimento è sempre stato un cruccio per me. Fin da bambina ho avuto la tendenza a primeggiare. Se da un lato questa paura mi ha spinta ad ottenere sempre ottimi risultati nello studio e nel lavoro, dall’altra in molte occasioni non mi ha permesso di godere del viaggio per raggiungere gli obbiettivi che mi prefiggevo.

Fare un lavoro profondo su di me, attraverso la psicoterapia e il coaching, mi ha permesso di capire le motivazioni soggiacenti allo sviluppo delle mie dinamiche interiori e comportamentali. Inoltre, nel tempo ho compreso che sbagliare, non raggiungere un obbiettivo nei tempi prefissati oppure raggiungere un risultato diverso da quello sperato, non fa di me una fallita.

Dissociare i miei comportamenti da ciò che sono nell’anima è stata per me la chiave di svolta per capirmi meglio e per accettarmi con amore e compassione così come sono, indipendentemente dai risultati che ottengo.

Ho capito che le cadute, gli errori e i fallimenti sono solo tappe del nostro percorso di apprendimento, indispensabili per la crescita evolutiva.

Quando questa paura riemerge, cerco di canalizzarla, di tornare al mio centro ricordandomi chi sono davvero.

4. In che modo aiuti le tue coachee?

Cerco sempre di creare uno spazio simbolico accogliente in cui la cliente possa sentirsi pienamente a suo agio e libera di esprimersi.

Cerco di portare l’attenzione sullo spazio interiore della coachee e sulle sue emozioni. Credo che l’esplorazione delle emozioni attraverso la visualizzazione sia un ottimo strumento per aiutare la coachee a prendere contatto con il proprio spazio interiore e per rendere questo spazio un ecosistema più equilibrato.

Una volta creato il proprio spazio interiore, supporto la coachee ad occuparsi dello spazio esteriore, ovvero quello che la circonda, iniziando a piccoli e semplici passi, ad esempio un cassetto o un’anta dell’armadio.

In genere durante questa fase emergono delle resistenze o delle convinzioni, in questi casi facilito la coachee, utilizzando i metamodelli o altre tecniche di coaching, in base alle esigenze che il momento richiede.

La filosofia che accompagna i miei percorsi di coaching è quella che occuparsi della propria casa è un modo diverso per occuparsi di sé stessi. Indirettamente nella persona emergono profonde e nuove consapevolezze.

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

Un ostacolo che è venuto a bussare spesso alla mia porta durante questo periodo di formazione è stata la paura di non essere abbastanza per poter esercitare questa professione, e che prima di avere la facoltà di aiutare le persone fosse necessario liberarsi dei propri problemi interiori.

Fortunatamente durante tutto il periodo di formazione in LUNA Scuola di Coaching per l’Anima, si ha l’occasione di fare moltissimo lavoro su sé stessi. Il cerchio di sorellanza che si è creato nella scuola mi ha aiutata a ridefinire le mie convinzioni imparando che la perfezione non esiste e che il coaching si impara soprattutto esercitandolo con amore, passione e costanza.

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

Ho scoperto il grande potere dell’intuito grazie a LUNA Scuola di Coaching per l’Anima. Prima credevo fossero delle vocine nella mia testa e per un sacco di tempo le ho ignorate (mannaggia a me!!). Ora consiglio vivamente di non farlo.

Se quella vocina sta suggerendo che è l’ora di intraprendere questo percorso, vuol dire che è proprio così.

Diventare coach è un viaggio meraviglioso, fatto di alti e bassi non lo nego, ma che sicuramente vale la pena di vivere.

Puoi trovare Laura in questi canali:
– Sito: www.laurarealbuto.com
– Facebook: LauraRealbutoPO
– Instagram: @laura.realbuto
– Mail: info@laurarealbuto.com


Se anche tu ti trovi in fase di riflessione, senti il bisogno di trovare più consapevolezza nella tua vita e ti incuriosisce il coaching come strumento di crescita personale e professionale, fai questo quiz per iniziare a trasformare la tua vita e quella degli altri.

E se vuoi saperne di più sul magico mondo del coaching con le carte, dai un'occhiata al nuovo corso gratuito Co-Creazione: Coaching con le Carte d'Ispirazione.

Coltivare la consapevolezza grazie al coaching, con Elisa Romeo

Coltivare la consapevolezza grazie al coaching con Elisa Romeo

Coltivare la consapevolezza grazie al coaching, con Elisa Romeo

Che cos’è la consapevolezza? Ne parliamo molto spesso perché crediamo che sia un primo importante passo per un processo di trasformazione.

Vi succede mai di essere preda di incomprensibili paure, dubbi e preoccupazioni che vi impediscono di affrontare serenamente le piccole e grandi sfide della vita?

Tutto questo accade quando non siamo consapevoli di ciò che siamo: ci identifichiamo con i nostri pensieri e con le nostre emozioni, e nel fare questo pian piano perdiamo dei pezzi di Anima, con il rischio di trascurare sempre più la nostra voce interiore.

Quindi, come possiamo coltivare la nostra consapevolezza? Con il coaching!

Grazie alle numerose tecniche di coaching che abbiamo a disposizione, possiamo permetterci di diventare come siamo, senza soccombere ai propri giudizi e, men che meno, a quelli degli altri. Possiamo essere fiduciose e procedere con tranquillità nel nostro cammino, poiché impariamo a prendere delle decisioni in accordo con il nostro cuore, senza dover dimostrare niente a nessuno.

E finalmente, possiamo abbracciare ciò che è stato finora, riconoscerne il merito e poi decidere consapevolmente che è tempo di qualcosa di diverso per noi stesse, e lasciare andare ciò che oggi non è più necessario.

Nel post precedente, abbiamo affrontato la forza trasformatrice dello yoga e del coaching, mentre in questa intervista parliamo della consapevolezza e di come coltivarla grazie al coaching.

Lo faremo con Elisa Romeo, la coach formata nella nostra scuola LUNA – Scuola di Coaching per l’Anima.


Benvenuta Elisa!

1. Ci racconti chi sei e cosa fai?

Mi chiamo Elisa e mi definisco una mindful coach: accolgo donne travolte dal vortice della quotidianità che vogliono fermarsi un momento per rimettersi in ascolto di loro stesse, ritrovarsi e riscoprirsi, e le supporto mentre raggiungono i loro obiettivi con armonia e consapevolezza.

Se non ho un libro in mano, sto comunque leggendo qualcosa (musica, tarocchi, o le etichette dei prodotti per sapere se posso mangiarli: sono vegana). Scrivo diari da quando so scrivere e nella mia playlist trovi da Bach a Elio e le Storie Tese.

Sono una personalità INFJ, enneagramma tipo 4, Sole in Toro ma Luna e Ascendente in Pesci.

2. Cosa ti ha spinta a diventare coach?

Anche se in realtà nasco musicista, mi ha sempre appassionato lo studio del nostro mondo interiore: per questo scelsi di studiare anche psicologia.

Quando poi mi sono avvicinata al mondo dei tarocchi, continuavo a sperimentare una sorta di frustrazione durante le letture: i significati e i ‘verdetti’ che mi comunicava la lettrice di turno mi lasciavano sempre piena di domande irrisolte.

Cominciai a studiarli seriamente, frequentando corsi dagli approcci diversi, ma questo non risolveva il problema di fondo, perché non creava un dialogo aperto tra le carte e la persona che le interrogava.

Allora ho iniziato a fare letture in cui ero io a fare le domande, aiutando la persona a tirare fuori le proprie risposte evocate dal dialogo con i simboli delle carte. Trovavo questo tipo di approccio enormemente potenziante ed efficace per far emergere nuove consapevolezze.

In quel periodo mi rivolsi proprio alla magnifica Jessica Pellegrino, Coach e MoonTutor senior di LUNA, per fare un percorso di coaching: fu davvero un’esperienza illuminante, dove oltre ai risultati personali raggiunti ho trovato un approccio molto affine a quello che stavo sviluppando. Nessuno mi insegnava o dava consigli, nessuna interpretazione dall’alto o giudizio: con le domande giuste aumentava la mia comprensione, l’accettazione, e sperimentavo la messa in atto delle risorse che avevo già a mia disposizione per far fronte alle situazioni che volevo migliorare. Passo dopo passo, avevo coltivato la mia consapevolezza non più da sola, ma grazie alla presenza, all’ascolto e alle domande di Jessica.

Così ho deciso di iscrivermi a LUNA Scuola di Coaching per l'Anima, e ne sono stata entusiasta.

3. Prima di iniziare la scuola, quali erano le tue eventuali resistenze o paure e come le hai superate?

Devo dire che il sentimento preponderante era l’entusiasmo: la presentazione del corso mi aveva subito affascinata perché in sintonia con molti dei miei studi pregressi e delle mie passioni. Poi avevano già condiviso il calendario delle lezioni, così ho potuto valutare molto bene il tipo di impegno previsto e se potessi organizzarmi per seguirlo al meglio.

L’unica cosa che posso dire è che, pur conoscendo la grande professionalità di Anh e del suo team, temevo che il corso avrebbe potuto scendere comunque poco in profondità rispetto alle mie aspettative, e invece così non è stato, anzi!

Abbiamo avuto modo di lavorare davvero in profondità prima di tutto su noi stesse, sul tipo di professioniste che vogliamo diventare, ma anche sul nostro potenziale personale e sulla nostra presenza e consapevolezza.

4. In che modo aiuti le tue coachee?

Il mio approccio di lavoro, non solo nel coaching ma anche nella mia esperienza ventennale nell’insegnamento e nell’educazione musicale, è sempre stato quello di aiutare lo sviluppo delle potenzialità delle persone, e di renderle sempre più autonome e consapevoli delle proprie risorse e responsabilità, di ciò che è in loro potere fare per migliorare, e di quanto sia importante partire dall’accoglienza di ciò che c’è già.

Mi piace dire che "coltivo punti interrogativi", perché le domande restano uno degli strumenti più potenti per poter aprire nuovi orizzonti verso mondi fantastici, ancora inesplorati e fortemente trasformativi.

Inoltre, mi piace integrare diversi strumenti ed esplorare la complessità della realtà con occhio aperto e curioso.

Per questo, nei miei percorsi utilizzo, oltre al coaching, anche le pratiche mindfulness, i Tarocchi, le carte Magia Interiore, il journaling, oltre ad alleati preziosi donati dalla natura (sono anche Naturopata e Floriterapeuta).

Ho integrato tutto questo grazie al lavoro con gli Elementi, in maniera simbolica ma non solo: riuscire ad equilibrarli ci permette di tornare a vivere in armonia con noi stesse e con il mondo in cui viviamo.

Il punto di partenza è sempre e comunque lo spazio condiviso: creare il giusto ambiente energetico in cui poter lavorare insieme, potersi aprire e accogliere, poter scendere in profondità per far emergere nuove consapevolezze e co-creare nuove realtà è un presupposto fondamentale perché il lavoro diventi efficace.

Per questo gran parte del mio lavoro avviene prima che inizi la sessione, perché io possa essere in uno stato di presenza ottimale, e dopo la sessione, per rielaborare i contenuti emersi in sessione e predisporli affinché possano nutrire il prossimo incontro.

Ho sintetizzato questo processo con il motto: respira, comprendi, trasforma.

È questo, in sintesi, il percorso che propongo alle mie clienti.

5. Quali sono stati gli ostacoli riscontrati lungo il cammino di coach e come li hai superati?

Uno degli scogli più grandi da superare è stato quello della fiducia nelle mie capacità: sono sempre stata una grande studiosa, ma il mestiere di coach è anche molto pratico. Questa scuola mi ha aiutata ad acquisire sempre più fiducia grazie al supporto durante ogni fase e alla continua possibilità di sperimentare le varie tecniche, sin dalla prima lezione.

Inoltre, il lavoro su noi stesse è stato intenso e profondo, ed è inevitabile che ci siamo trovate, di tanto in tanto, di fronte a situazioni o eventi sfidanti per noi. In quei momenti mi è stato molto d’aiuto poter contare sul supporto del team e sul confronto con le mie compagne, oltre che su tutti gli strumenti di presenza, consapevolezza e self-coaching imparati durante il corso.

6. Cosa consigli a chi desidera diventare coach?

Di prepararsi ad un percorso altamente trasformativo innanzitutto per se stessi; è fondamentale mettersi in gioco e lavorare su aspetti di sé che, a prima vista, possono sembrare scomodi o spiacevoli, ma sono quelli che ci danno una maggiore opportunità di crescita. E di considerare senza dubbio questa scuola, perché fornisce una preparazione davvero completa ed entusiasmante!

Elisa Romeo Mindful coach

Puoi trovare Elisa in questi canali:
– Sito: elisaromeo.it  
– Instagram: @elisaromeo.it 


Se anche tu ti trovi in fase di riflessione, senti il bisogno di trovare più consapevolezza nella tua vita e ti incuriosisce il coaching come strumento di crescita personale e professionale, fai questo quiz per iniziare a trasformare la tua vita e quella degli altri.

E se vuoi saperne di più sul magico mondo del coaching con le carte, dai un'occhiata al nuovo corso gratuito Co-Creazione: Coaching con le Carte d'Ispirazione.

I 4 stati di consapevolezza in una sessione di coaching

I 4 stati di consapevolezza in una sessione di coaching

Tutte le volte in cui ci rapportiamo con qualcuno possono innescarsi particolari dinamiche. Anche durante una sessione di coaching accade lo stesso. La coach e la coachee si muovono tra cosiddetti “stati di consapevolezza” e, a seconda dello stato in cui la coachee si trova, la sua percezione degli eventi di vita cambia. Di conseguenza, cambiano anche le sue emozioni, azioni e risultati. 

Secondo Michael Bernard Beckwith si possono identificare quattro stati di consapevolezza. Affinando la propria capacità di fare un passo indietro e osservare senza giudizio, è possibile riconoscere le dinamiche che interessano ciascuno di essi, divenendo semplicemente spettatrici di quello che c’è, così che sia la coach che la coachee possano venirsi incontro e lavorare insieme per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato.

Scopriamo allora più nel dettaglio le caratteristiche di questi quattro stati di consapevolezza durante una sessione di coaching, partendo dall’importante presupposto che non esiste uno stato di consapevolezza migliore dell’altro e ponendo attenzione al fatto che - nuovamente - non è solo la coachee, ma anche la coach, a oscillare da uno stato all’altro nel corso della loro interazione.


1. La Vittima: “Perché è successo proprio a me?”

Quello da cui la maggior parte delle persone parte nel proprio percorso di vita è solitamente lo stato di consapevolezza della Vittima. Questa dimensione, in forme più o meno evidenti, spesso interessa le persone che scelgono d'intraprendere un percorso di coaching. D’altronde, il motivo per cui si affidano a un coach risiede proprio nel fatto che desiderano attuare un cambiamento, ma non riescono a farlo in autonomia.

Per intenderci, in questo stato si tende a credere che la vita accada “a me” e che si è appunto vittime delle circostanze esterne. Quindi ci si fa prendere da critiche e lamentele, si vuole avere ragione a tutti i costi, si punta il dito verso il colpevole di turno, così da proiettare all’esterno la propria frustrazione. Si diventa persone in balia degli eventi, senza potere e senza capacità di risolvere le cose. In particolare, chi si identifica fortemente con questo ruolo, continua a volerlo interpretare, togliendosi la possibilità di cambiare. 

Bisogna comunque riconoscere che può capitare di attraversare dei momenti in cui ci sembra che le cose accadano tutte a noi. In questi casi, in quanto coach, è importante accogliere con compassione e senza giudizio questo tipo di dinamica che interessa la coachee, la quale può darsi il permesso di sentire ed esprimere le sue emozioni per riprendere in mano la situazione. Il contributo del coach consiste proprio nel supportare la coachee affinché possa "passare al livello successivo" e diventare leader di se stessa.

2. Il Leader di sé: “Cosa posso creare grazie a questa situazione?”

Si diventa Leader di se stessi quando ci si rende conto che si può decidere come rispondere alle circostanze esterne, si diventa più aperti e curiosi di capire e si sente il desiderio di agire per cambiare la propria situazione, nonché ci si prende totale responsabilità di ciò che accade nella propria vita. In altre parole, si inizia a credere che la realtà accada “da me”, cioè siamo noi stessi a crearla.

Attenzione, però, che prendersi la propria responsabilità non vuol dire prendersi la colpa, criticarsi e diventare carnefici di se stessi quando le cose non vanno esattamente come si desidera, ad esempio. Vuol dire vedere i problemi come opportunità per imparare qualcosa, per rivendicare il proprio potere personale e definire i propri bisogni e desideri, con amore, compassione e accettazione nei propri confronti.

Nonostante la presenza e lo sviluppo di uno spiccato senso di responsabilità di chi è coinvolto da queste dinamiche, questo stato di consapevolezza (come tutti gli altri) custodisce in sé anche degli aspetti di ombra. Chi diventa Leader di sé rischia di sentirsi onnipotente e non concepire l'abbandono del controllo. A tal proposito, il compito della coach è stimolare l’evoluzione della coachee integrando il terzo stato di consapevolezza: la Co-creazione.

3. La Co-creazione: “Cosa vuole manifestarsi attraverso di me?”

Il passaggio successivo è quello della Co-creazione, ovvero quello stato in cui, dopo aver imparato a essere responsabile della propria vita e a creare la propria realtà, alla persona viene chiesto di andare oltre, di non essere più la sola che gestisce la situazione e di accettare che c’è qualcosa di più grande, qualcosa che va oltre la propria comprensione mentale che entra in gioco.

L’evoluzione nello stato di Co-creazione è un processo davvero sfidante per ognuno di noi, in quanto richiede un atto di resa e di fiducia in ciò che può accadere, abbracciando al contempo l’idea di perdere il controllo e la propria identità. Vale a dire che emerge la consapevolezza che la propria zona di potere è, in verità, limitata, la propria visione di sé cambia e si diventa veicoli attraverso cui ciò che deve accadere può manifestarsi nelle sue infinite possibilità, in collaborazione con le energie universali.

Nel coaching, quindi, la coach può lasciare andare il “bisogno” consapevole di dimostrare le sue competenze o di sentirsi in grado di essere d’utilità alla cliente e, attraverso la sua presenza piena, abbandona la necessità di sapere in anticipo dove la sessione condurrà. Al tempo stesso, la cliente si sente vista e riconosciuta per ciò che è, nella sua interezza ed essenza. Può dunque lasciare andare eventuali maschere o aspettative sociali, per esprimersi liberamente e danzare assieme alla coach, seguendo il flusso energetico del momento.

4. L’Unione: Non ci sono domande, solo consapevolezza.

Trattandosi di uno stato che principalmente interessa la sfera spirituale e l’accettazione totale di ciò che è, nella dimensione umana siamo in grado di provare lo stato di consapevolezza dell’Unione in modo limitato. È una sorta di risveglio o d'illuminazione per cui l’Ego cessa di esistere e non c’è più separazione, ma tutto fluisce ed è perfetto così com’è. Si diventa una cosa sola con la vita e non c’è più nulla da risolvere, perché c’è bellezza anche nelle difficoltà e nei problemi.

Chiaramente questa non è la meta a cui si deve arrivare, è semplicemente una delle possibili dimensioni in cui la nostra consapevolezza può evolvere. Il nostro Ego e la nostra personalità in qualche modo ci servono su questo mondo, e il giudizio diventa una capacità di discernimento che ci è utile nelle nostre vite, perché altrimenti si rischia di cadere in preda a tutto e a tutti e, magari, lasciare andare anche ciò che in realtà non si vuole lasciare andare.

Nel coaching dell’Anima, infatti, sia che si tratti di una dinamica personale che riguarda la coach o che ci si riferisca a una situazione che la coachee condivide nella sessione di coaching, ci si focalizza principalmente nel facilitare il passaggio tra i primi tre livelli di consapevolezza. Per fluire dallo stato di Vittima a quello di Leader di sé bisogna facilitare la presa di responsabilità; per effettuare il passaggio allo stato di Co-creazione è fondamentale mettere in pratica un atto di resa; e in conclusione, per percepire il senso di Unione tra coach e coachee è necessario il totale annichilimento dell’identità, come menzionato sopra.

Un esempio: il tema del denaro

Mettiamo il caso che, rispetto al denaro, una coachee si trovi in uno stato di Vittima e che si stia rapportando a esso con la convinzione che la quantità di soldi presenti nella sua vita sia totalmente fuori dal suo controllo. Se non ha abbastanza soldi, darà quindi la colpa ad altri (il datore di lavoro, il capo cattivo, lo Stato, la società, i ricchi, ecc.) e aspetterà che siano gli altri a cambiare, lamentandosi e criticandoli di continuo.

Viceversa, una coachee che agisce da uno stato di Leader di se stessa, di fronte alla medesima situazione, si rimboccherà le maniche per far sì che la sua situazione finanziaria possa cambiare, dandosi da fare per ottenere i soldi di cui ha bisogno (ad esempio può decidere di chiedere un aumento, apprendere nuove competenze, cambiare lavoro, aumentare la percezione del proprio valore, avviare un’attività imprenditoriale, creare iniziative per raccogliere fondi, ecc.).

Quando una coachee abbraccia lo stato di Co-creazione, invece, trova finalmente un equilibrio fra l’agire attivamente per raggiungere i suoi obiettivi finanziari e l’aprirsi a ricevere l’abbondanza che l’Universo ha in serbo per lei, senza più alcun attaccamento al risultato finale. Coltiva una sensazione completa di fiducia e diventa come un magnete che attrae a sé situazioni e occasioni che portano soldi nella sua vita.


Ora, rifletti sulla questione. In quali di questi quattro stati senti di situarti in questo momento della tua vita e come mai? In quali circostanze, nello specifico, senti di agire/reagire da uno stato di Vittima? In quali occasioni hai sperimentato lo stato di Leader di te stessa? In quali situazioni hai agito da uno stato di Co-creazione? Ti è già capitato di percepire lo stato dell’Unione? Come è successo? Che cosa hai provato?

Usare le carte d’ispirazione, nel caso non lo sapessi, è un modo innovativo e intuitivo per muoversi verso la dimensione di Co-creazione e sbloccare situazioni di stallo. Uno degli utilizzi del mazzo di Carte Magia Interiore e del Corso di Certificazione (accreditato da ICF), ad esempio, è proprio quello di facilitare questo tipo di evoluzione anche durante una sessione di coaching. Ti invito a darci un’occhiata.

Il tema di questo articolo prende spunto dalla trattazione di Jim Dethmer (coach, speaker e autore specializzato nella leadership) e da Michael Bernard Beckwith (autore e speaker specializzato in tematiche spirituali).

Diventare coach: il primo mito da sfatare

Diventare coach mito da sfatare

C’è un grande mito da sfatare riguardo il coaching, ovvero che per diventare coach tu debba essere perfetta.

In realtà, per diventare coach non serve essere perfette, non devi aver capito ogni cosa della vita, non devi essere arrivata chissà dove e soprattutto non devi essere migliore di tutti.

Diventare coach è una scelta che compi quando ti senti spinta dal genuino intento di continuare a crescere ed evolvere come persona e, nel frattempo, desideri aiutare gli altri a fare lo stesso.


Un viaggio di consapevolezza

Diventare coach è un po’ come compiere un viaggio. Ma non un viaggio qualunque, anzi. Si tratta di un percorso in cui sarai spronata a metterti in discussione, a guardarti dentro, e a prendere sempre più consapevolezza di te stessa e di tutti (proprio tutti) gli aspetti del tuo essere più profondo.

Quindi sì, ti troverai faccia a faccia anche con i tuoi lati oscuri, quelle caratteristiche più “scomode” di te che meno ti piacciono, su cui spesso, nella vita di tutti i giorni, non si tende a far luce ed esplorare.

Diventare coach vuol dire proprio questo: portare avanti la propria evoluzione personale, umilmente e consapevolmente; cogliere le proprie zone d’ombra come opportunità per guardarsi dentro, conoscersi meglio e sviluppare nuovi punti di vista; e infine utilizzare gli strumenti acquisiti per essere d’aiuto e di supporto a chi ne sente il bisogno.

Un viaggio di accettazione

Insomma, noi coach siamo semplicemente e amabilmente degli esseri umani, con tutte le nostre luci e le nostre ombre.

D’altro canto si dice spesso che “il calzolaio abbia le scarpe rotte”, no? Anche il coach ha le sue difficoltà e i suoi momenti no. Anche il coach talvolta agisce impulsivamente e si comporta in maniera non del tutto utile… e va bene così!

Con le ragazze della primissima edizione di LUNA Scuola di Coaching perl'Anima abbiamo coniato il termine “Sbroaccoaching”, che indica il coach che sbrocca. E addirittura abbiamo immaginato scherzosamente di creare un club del sbroccoaching in cui ogni coach possa, per una volta tanto, esprimere la propria umanità, quindi lamentarsi, sfogare la propria frustrazione, sentirsi vulnerabile, scrollarsi di dosso quel desiderio di salvarsi e togliersi qualsiasi aspettativa nei propri confronti.

Tutte le partecipanti hanno esultato a questa idea. Perché anche se ci impegniamo per crescere e migliorare, è nel momento in cui abbracciamo totalmente noi stesse e ci accettiamo senza alcun giudizio che la trasformazione accade realmente, all’interno e al di fuori.

Quindi forza! Togliti di dosso la pressione inutile di dover essere perfetta e procedi con serenità, passo dopo passo, nel tuo bellissimo percorso di crescita. E ricorda che fintanto che sarai spinta dal desiderio di portare avanti la tua evoluzione personale con umiltà e consapevolezza, avrai tutte le carte in regola per diventare una buona coach.


Anche tu hai pensato di diventare coach, ma ti sei lasciata frenare dal mito della perfezione che aleggia attorno a questa figura? Oppure sei una consulente, counselor, psicologa o operatrice olistica e desideri integrare gli strumenti di coaching nella tua attività? Qui puoi scoprire tutto sul Programma di Certificazione di Coach LUNA (PCCL).